Roma, 10 dic – “All’inizio pensavamo che l’Ebola fosse una stregoneria. Poi ci hanno spiegato che si tratta di una malattia terribile per cui possiamo morire da un momento all’altro, se non ci proteggiamo. Dall’inizio dell’epidemia nel mio villaggio ci sono già stati tanti morti, soprattutto donne, che per prime si occupano dei malati. E ora i loro figli restano senza niente da mangiare anche per giorni interi, perché qui abbiamo perso tutto”. Così una delle donne della comunità di Mangina, nella provincia del Nord-Kivu, descrive gli effetti della nuova terribile epidemia di Ebola, che ha contagiato già – secondo gli ultimi dati – quasi 500 persone e causato più di 280 vittime dallo scorso agosto nella Repubblica Democratica del Congo. Un’epidemia che continua a mietere vittime ed è ancora lontana dall’essere sotto controllo, con il numero di persone contagiate che continua a crescere e nuovi casi che stanno comparendo nelle grandi città. “Quella dell’Ebola è solo una pagina della grandissima emergenza umanitaria che si consuma in questa parte di mondo – è la denuncia dell’Oxfam -: 13 milioni di congolesi sono allo stremo, senza cibo e con quasi nessun accesso all’acqua pulita, dipendono dagli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza. Sullo sfondo una guerra che alimenta la fame e la diffusione di epidemie: si stima che negli ultimi 20 anni abbiano perso la vita 6 milioni di persone. Mentre giorno dopo giorno la violenza continua a minacciare i civili”. A Natale Oxfam lancia una campagna di raccolta fondi (www.oxfam.it/natale-speranza-congo), a sostegno delle comunità più vulnerabili, che hanno esaurito ogni mezzo di resistenza in Paesi appunto come la Repubblica Democratica del Congo. (Red)