Roma, 10 dic – Leonardo Boff e Boaventura De Sousa Santos: brasiliano il primo, filosofo e teologo francescano oggi in contrasto con la Chiesa di Roma e diventato teorico di primo piano della Teologia della Liberazione; portoghese il secondo, tra i padri del Forum Sociale Mondiale e direttore del Centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra. Li troviamo insieme a dialogare acutamente nel libro “La diversità che libera” (Castelvecchi, 2018, 43 pagine, 5 euro). Un libro dagli argomenti e dalle posizioni non sempre condivisibili, ma sicuramente attento a temi di primissimo piano quali l’agonia dell’Unione europea gravata dalla crisi, le biodiversità planetarie, l’imperialismo (termine archiviato troppo frettolosamente negli ultimi decenni), il riscaldamento globale, il neo liberismo radicale che continua a provocare crisi economiche cicliche e rispetto al quale i due avanzano una critica feroce. E ancora, attraverso dieci brevi capitoli, i due riflettono su temi fondamentali, ma anch’essi poco dibattuti, quali i diritti umani dei popoli indigeni, praticamente spariti dai media e dal dibattito pubblico di chi, ormai, ha come solo argomento le condizioni economiche dei singoli stati, le società lacerate e divise anche al proprio interno e, soprattutto, l’attuale ruolo del continente latinoamericano nello scacchiere politico globale: tema che ancora oggi sfugge a molti, con sorprendente sottovalutazione delle potenzialità che quell’area del Pianeta esprime in ogni ambito. Se il Sud del Pianeta è stato vittima di un’esclusione causata dal colonialismo – è questa, in fondo, la tesi dei protagonisti del libro – è proprio guardando a questo Sud, ai suoi esperimenti politici e sociali che oggi l’Europa può provare a trovare idee ed energie nuove per riscattarsi dalla terribile crisi che sta vivendo e rifondare quella speranza che le serve per aprirsi a un futuro nuovo. (Ema)