Roma, 10 dic – Una delle questioni che oggi tiene il Pianeta col fiato sospeso è il braccio di ferro sul nucleare in Iran. In questa vicenda, l’Arabia Saudita si è sempre opposta all’atomica in Iran, anche se ha esercitato la sua opposizione indirettamente, tramite gli USA, risentendosi quando Stati Uniti ed Europa arrivarono, con Obama e Mogherini, alla firma del trattato sul nucleare iraniano e, al contrario, sentendosi piuttosto rassicurati da Trump che minaccia quel patto. Così, per questa strada, si arriva alla situazione paradossale di una plausibile futura alleanza tra Arabia saudita e Israele, nemici storici. Ian Black, giornalista di lungo corso e studioso del Medio Oriente, trova questa eventualità inconcepibile. Ma lui stesso nota che tra Israele e Arabia Saudita vi sono – e crescono – degli interessi comuni, tanto che in una intervista il capo di stato maggiore israeliano ha persino offerto la disponibilità a lavorare con i sauditi contro l’Iran. Seppure questa ipotesi risulti ufficialmente impossibile, a causa del permanente conflitto israelo-palestinese. È proprio su questo, quindi, che Black, nel suo ultimo lavoro, “Nemici e vicini. Arabi ed ebrei in Palestina e Israele” (Einaudi, 2018, 632 pagine, 34 euro), affronta la sempiterna storia del più tragico e irrisolto dei conflitti dell’età contemporanea. Lo fa con un corposo saggio che attinge a una importante mole di fonti storiche, quali documenti d’archivio, testimonianze orali, decenni di relazioni personali e restituendo una riflessione equilibrata sulla lunga guerra tra ebrei e musulmani in Terra Santa. (Ema / SEGUE)