Padova, 11 dic – Alla fine dell’Ottocento, in un travagliato momento di transizione storica, migliaia di italiani attraversarono l’Oceano alla ricerca di lavoro e di una vita migliore. Molti di essi, di origine veneta, si insediarono nel Brasile del sud, dove portarono la propria lingua, assieme a cultura e tradizioni. Lì fondarono, tra le altre, le città di Nova Bassano, Nova Treviso, Nova Venezia. Dopo il 1938, con il governo di Getúlio Vargas, gli emigrati e i loro discendenti furono colpiti da severe restrizioni e punizioni, perché considerati appartenenti a stati politicamente contrari al regime. Fu soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Brasile dichiarò guerra ai Paesi dell’Asse, che la pressione si fece più intensa. Ci fu un susseguirsi di episodi contro gli italiani e i loro discendenti: carcerazioni, rivolte, distruzioni… La tensione e la paura erano costanti. La formula “Ti tasi sempre”, allora molto usata dai nostri ex connazionali, invitava a stare zitti, poiché con il silenzio si potevano forse evitare denunce, rappresaglie e prigione. L’espressione “Ti tasi sempre” veniva ripetuta pure ai bambini, per far loro capire che, non sapendo ancora parlare in portoghese, era meglio tacere. Questo modo di dire, “Ti tasi sempre”, può allora essere usato oggi per raccontare le frustrazioni e le angosce patite in quegli anni dalle popolazioni di origine veneta. Una missione, quella del recupero di tale memoria, che si è posta Catia Dal Molin, curatrice e coautrice del volume Ti tasi sempre. Ti parli mai (EAB, 2018) in libreria dalla prossima settimana: un’opera dedicata all’emigrazione veneta nel Rio Grande do Sul, ma anche un lavoro di “riesumazione storico-culturale” -come ricorda Gianni Posocco nella prefazione- che offre al lettore preziose informazioni su un periodo poco noto, ma pur sempre parte integrante della travagliata epopea delle nostre genti in Sud America. (PO /SEGUE)