Roma, 11 dic – “L’Italia è stata sempre generosa nonostante i governi, anche se non faceva tutto il da farsi sulle persone in transito. Quella di ora però non è più una situazione di transito, – ha ribadito Camargo – sono persone che hanno bisogno di diritti e protezione internazionale. Ci sono dei rischi che ogni giorno stiamo vedendo per effetti di una politica restrittiva. Si sta buttando la responsabilità dei politici sulla società civile. E come umanitari all’Unhcr non possiamo chiudere gli occhi. Stiamo cercando – ha anticipato Camargo – di mettere su un sistema di monitoraggio. In Italia vogliamo coinvolgere anche altre associazioni per far vedere che la società civile italiana vuole rispondere all’emergenza migranti sulla base di principi basici, come la Costituzione, perché l’Italia ha delle responsabilità ed obblighi internazionali da rispettare.
Siamo molto preoccupati per Italia, come per il resto d’Europa, dove in ambito di migrazione si attuano politiche che vengono manipolate, la nostra reazione a ciò, come Unhcr, sono i fatti. Vogliamo far vedere – ha sottolineato Camargo – prassi e situazioni più positive. L’Italia ha capacità di accogliere molte più persone di quanto sta facendo. I numeri sull’accoglienza di altri Paesi europei sono altissimi rispetto a quelli italiani. Non ci preoccupa però solo l’accoglienza, ma anche l’accesso ai diritti, manca l’informazione riguardo ad essi, una sorte di” lista di cosa fare” quando si vive una situazione determinata. Non bisogna solo, quindi, dare mezzi fisici di aiuto come quelli psicologici, medici e dove dormire, ma anche – ha spiegato Camargo – vie legali per difendere i diritti. Parlare con gli avvocati sul tema, ad esempio, del contenzioso strategico, per cercare risposte nei principi basici di protezione delle persone. Ci sono capacità, esperienze, volontà comuni di associazioni che fanno vedere che si può fare meglio. È una questione di risposta sociale, non solo una questione di leggi, anche il terzo settore ha delle responsabilità e deve reagire. Voglio aprire le porte dell’Unhcr a queste iniziative, come quella attuata in partenariato con D.i.Re nei centri antiviolenza per le migranti, rifugiate, richiedenti asilo vittime di violenza. Abbiamo tantissimo da fare anche perché la legislazione è cambiata – ha concluso Camargo – senza parlare però con gli operatori, come l’Unhcr. Non ci hanno chiesto, infatti, cosa pensate della legge. Al decreto Salvini abbiamo allegato 24 pagine di commenti, e solo poche delle nostre raccomandazioni sono state prese in esame”. (PO / Pep)