Roma, 11 dic – “La violenza di genere è sempre presente nelle situazionI di conflitto. È capace di adattarsi in ogni forma, assume forme perverse, va dalla violenza subita attraverso persecuzioni emotive da donne rifugiate nei paesi di origine, che spesso le spinge a lasciar proprio Paese, al matrimonio forzato, al delitto d’onore, alla mutilazione genitale femminile, alla violenza domestica. C’è perciò molto paura della violenza da parte delle rifugiate, richiedenti asilo e migranti. Anche perché esiste pure il rischio di subire violenza nel transito in Italia, come nel caso di centri di accoglienza di grandi capacità, dove si mettono a vivere insieme tante persone, dove basterebbero interventi molti semplici come bagni separati e un’illuminazione corretta per evitarli”. Lo ha sottolineato Ana De Vega, Senior Protection Officer Community Based dell’Unhcr, durante il convegno “Leaving violence. Living safe”, organizzato alla Casa internazionale delle donne di Roma, per raccontare per la prima volta il percorso avviato dai centri antiviolenza di D.i.Re per accogliere donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate sopravvissute alla violenza.
“Se prima l’approccio per aiutare era “aspettiamo cosa succede e poi si vede”, adesso l’approccio parte dalla stessa premessa che c’è sempre violenza sessuale. Bisogna, quindi, rispondere e prevenire questa violenza – ha ribadito De Vega – che è presente nella società, dobbiamo riconoscerla e attuare meccanismi di prevenzione. Noi di Unhcr nel progetto con D.i.Re sui centri antiviolenza illustrato oggi abbiamo avuto una visione comune, costruendo un’unione di sinergie e una rete di aiuto che ha aperto le porte non solo alle persone, ma – ha concluso De Vega -alla conoscenza di un fenomeno molto complesso come l’accoglienza di donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate vittime di violenza”. (po / Pep)