Dalla Farnesina al Parlamento: il Consiglio generale degli italiani all’estero sceglie la Camera dei deputati per la consueta conferenza stampa di conclusione del Comitato di presidenza. “Un’occasione importante – afferma il segretario generale Michele Schiavone – per ragionare sulle questioni di attualità che riguardano direttamente gli italiani nel mondo”. Gli occhi sono puntati sulla legge di bilancio, in queste ore in discussione al Senato, che definirà la portata dei finanziamenti anche per la rappresentanza italiana all’estero. Il governo “dia un segnale concreto per gli italiani all’estero”, è il messaggio del Cgie che – spiega Schiavone – “dovrebbe avere un decurtamento di 400mila euro. Noi abbiamo già organizzato progetti per il prossimo anno, che il governo conosce, e la detrazione potrebbe vanificare il lavoro iniziato”. Il riferimento è alla Conferenza dei giovani italiani nel mondo, in programma a Palermo nell’aprile 2019, che dovrebbe riunire in Sicilia quella che oggi è chiamata la nuova mobilità.
UNGARO (PD): MANOVRA DICE NO AGLI ITALIANI ALL’ESTERO – Questa è una manovra che “dice No agli italiani all’estero”, denuncia Massimo Ungaro, deputato del Pd eletto all’estero. “Innanzitutto non vengono aumentati i fondi per i nostri Consolati che versano spesso in situazioni disastrose. Abbiamo bisogno di più contrattisti, più consoli onorari e più risorse per dare un servizio minimo ai nostri concittadini che non riescono nemmeno a rinnovare il loro passaporto e si trovano in situazioni drammatiche, come in Venezuela o come nel Regno Unito di fronte alla Brexit”, afferma Ungaro a 9Colonne. Una manovra, aggiunge il deputato dem, che “dice No agli italiani all’estero perché non vengono aumentati gli esoneri per le tasse come l’Imu e la Tari, che ci fanno sentire cittadini di serie B: paghiamo tasse piene, anzi spesso molto spesso paghiamo l’Imu quando altri italiani in Italia non la pagano, e non abbiamo servizi minimi dello Stato”. Soprattutto, spiega ancora Ungaro, “la manovra smantella il nostro sistema di rappresentanza per gli italiani all’estero, che tutto il mondo ci invidia”. Un sistema fatto di “Comites, Cgie, Camere di commercio italiane all’estero e scuole italiane all’estero”, conclude il deputato del Pd ricordando che “non viene prolungato il Fondo cultura oltre il 2021. Tutto questo è un grande No per gli italiani all’estero. Noi chiediamo al governo di ascoltare le nostre istanze”.
DALL’AMERICA LATINA ALL’UNIONE EUROPEA – Anche secondo Silvana Mangione, vicesegretario generale del Cgie per i Paesi anglofoni extraeuropei, “manca una visione lungimirante. La presenza dell’Italia all’estero rende il nostro Paese sempre più forte” e per questo “non può essere relegata a una riga in fondo a un elenco”. Dal Cgie, però, si alza una voce fuori dal coro: Mariano Gazzola, vicesegretario del Cgie per l’America latina, sottolinea che “l’attenzione del governo per gli italiani nel mondo si misura non solo con i fondi ma con gli atteggiamenti e ora in discussione ci sono due temi importanti: il voto all’estero e la riforma della legge sulla cittadinanza, su cui il governo ha dato al Cgie la prerogativa di predisporre un progetto. Anche questa è attenzione”. Per quanto riguarda l’America latina, Gazzola sottolinea “la crisi continua” che c’è in Venezuela: “l’attenzione deve rinnovarsi sempre, la visione di un problema globale deve essere messa in rilievo”. Giuseppe Maggio, vicesegretario del Cgie per l’Europa e l’Africa del Nord, accende i riflettori sull’Europa e sulle elezioni politiche di maggio 2019: “Venti milioni di persone si muovono in Europa e hanno bisogno di risposte e diritti. Chiediamo di istituire a Bruxelles un’agenzia che si occupa di queste problematiche”.
CONTRO LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO – Il Cgie ha poi ribadito la sua contrarietà alla diminuzione del numero dei parlamentari eletti all’estero. Secondo Schiavone “la rappresentanza è sottostimata” anche perché “la presenza degli italiani nel mondo è raddoppiata”. Considerando anche gli italo-discendenti, si tratta di “un bacino rappresentativo e degno di attenzione. I numeri quindi sono insufficienti”, afferma ancora Schiavone. Il Cgie ha formulato un parere sulla proposta di diminuzione del numero dei parlamentari eletti all’estero. La decisione di ridurre il numero degli eletti all’estero “approfondirebbe il vulnus nel sistema di rappresentanza che si è determinato nel momento in cui sono stati adottati parametri diversi e penalizzanti rispetto ai cittadini residenti all’estero – si legge sul parere -. Semmai, un’eventuale riforma della rappresentanza e del Parlamento dovrebbe avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso, vale a dire essere l’occasione per ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora c’è negata”. (Sip – 14 dic)