Roma, 14 dic – Si e’ poi affrontato il nodo Libia: ”Un governo solido in Libia – hanno evidenziato i relatori – non sarebbe cruciale solo da un punto di vista economico, ma sarebbe fondamentale per la gestione dei flussi di migranti diretti in Italia. Con l’arrivo di Trump, il G7 lo ha evidenziato in modo plastico, saremo soli sul tema del controllo dei flussi migratori e in generale sulla questione della stabilizzazione della Libia, se non per operazioni mirate antiterrorismo. Più in generale saremo soli in Mediterraneo a proteggere i nostri interessi nazionali”. ”Purtroppo l’Italia – e’ stato rilevato – paga il prezzo di non aver definito una strategia marittima di ampio respiro. Al contrario, dall’estate del 2016 abbiamo ritirato le nostre navi anche dal Mediterraneo centrale dove operavano costantemente 5 unità di superficie e non abbiamo dato seguito nemmeno a operazioni di soft power/naval diplomacy, come quelle del 30° gruppo navale intorno all’Africa, nonostante la politica estera nazionale indichi, proprio nell’Africa, l’area di massimo interesse nazionale”. ”La Mediterraneité – come l’ha definita il presidente Migliori e ripreso dal sen. Petrocelli – e’ una sindrome che deve essere curata si, ma anche salvata. Portare il Mediterraneo ad essere il centro del mondo – come diceva Aldo Moro – e’ un bene per tutta l’umanita”’. Sul fronte economico, infine, e’ stato sottolineato il grande sforzo italiano sul fronte mediterraneo e a stimolare cio’ sono soprattutto gli investimenti nazionali che dovrebbero aumentare la loro percentuale sul Ppil dei vari Stati. Tra questi paesi, Marocco, Algeria e Tunisia le cui economie sono spinte da ingenti risorse naturali e dalla crescita sostenuta degli stili di vita della classe media. Fra i Paesi cosiddetti della ”Porta dell’ Asia” sono invece l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia con quest’ultima che sta facendo una grossa pressione su alcuni paesi rivieraschi per egemonizzare una parte del Mediterraneo. (BIG ITALY / Red)