Il premier Giuseppe Conte ripercorre, in una intervista al Corriere della Sera, la trattativa che ha portato al via libera alla manovra: “Dovevo portare a casa un risultato importante per l’Italia: evitare l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo. L’ho fatto e ne sono felice per il mio Paese. Quanto al mio ruolo, in certi passaggi è necessario enfatizzarlo, altre volte preferisco operare sintesi in maniera più discreta”, “sono stato premier dal primo giorno, e fin dall’inizio ho avuto consapevolezza del ruolo che andavo a ricoprire”. E del placet di Bruxelles dice: “E’ stata una trattativa con alti e bassi, che ho cercato di affrontare con perseveranza e tenacia. Sapevo di dover raggiungere un obiettivo utile al mio Paese. E ho cercato di perseguirlo sapendo che c’erano condizioni non solo tecniche ma politiche delle quali tenere conto nell’interesse del Paese”. Poi aggiunge: “Dalla prima cena a Bruxelles sui negoziati, quando mi sono sentito rivolgere alcune critiche contabili, ho invitato i miei interlocutori a considerare che noi avevamo davanti l’esigenza di mantenere la stabilità sociale in Italia. Ho menzionato esplicitamente al commissario Pierre Moscovici la rivolta dei gilets jaunes in Francia”. Ha temuto che il negoziato fallisse? “All’inizio lo temevo, quando ho capito che tutti i membri della Commissione erano per l’apertura della procedura di infrazione contro l’Italia. Poi, nel corso della trattativa ci sono stati momenti in cui c’erano aperture, e poi rigide chiusure del fronte del rigore. Martedì si è sbloccata la situazione. Mi sono reso conto che per togliere dal tavolo l’eventualità della procedura di infrazione dovevo parlare col capofila del fronte del rigore”, “non abbiamo mai pensato a una manovra-schiaffo, a una ribellione antieuropea. Non avevamo argomenti pregiudiziali per dimostrare qualcosa. Il nostro è un approccio pragmatico: avevamo solo da rispettare gli impegni presi con gli elettori”. Inoltre rivela: “Ho chiamato Dombrovskis, ho detto che condividevo le sue preoccupazioni, e sono riuscito a spiegare le ragioni per le quali la terza economia dell’eurozona non poteva essere sottoposta a quella procedura: anche l’Ue rischiava di entrare in una spirale dalle implicazioni pericolose. E l’ho convinto”. E alle indiscrezioni che danno Matteo Salvini a Palazzo Chigi dopo un possibile trionfo elettorale della Lega alle Europee replica: “Non sono pronto a questo passaggio delle consegne. Ma non perché tenga alla poltrona. Questo governo è frutto di un impegno con gli italiani per realizzare un progetto riformatore che richiede tempo ed energie per l’intero arco della legislatura”. Dell’assenza di ieri in Senato di Salvini e Di Maio dice: “Erano assenti giustificati”, “inutile ricamare su problemi inesistenti. Avevano impegni istituzionali e mi avevano avvertito che non potevano essere presenti”. Come ha convinto Di Maio e Salvini ad abbassare i toni? “Ci siamo resi conto tutti che questo non giovava all’interesse del nostro Paese. E a quel punto, per evitare che il negoziato si complicasse, ho chiesto e ottenuto una linea di comunicazione più attenta”. Per Conte “con l’Europa bisogna dialogare, sempre. E questo mi pare di averlo fatto con ostinazione. Ma bisogna anche farlo senza rinunciare al proprio programma politico e ai propri obiettivi”, “l’impianto della manovra è rimasto quello iniziale. Ci hanno dato flessibilità e abbiamo introdotto dei meccanismi per reperire le risorse finanziarie”. Infine risponde ad una domanda sul perché non vada molto in tv: “I miei collaboratori vorrebbero che ci andassi di più. Ma la sovraesposizione mediatica non si addice al mio carattere, e non è sempre funzionale a incrementare il consenso”. (20 dic – red)