Roma, 27 dic – Nel 2017 la quota di lettori è pari al 41% della popolazione di 6 anni e più, (quasi 6 punti percentuali in meno rispetto al 2010), tornando, quindi, ai livelli del 2001. Il divario tra uomini e donne nella propensione alla lettura si è consolidato progressivamente a partire dai primi dati riferiti al 1988, anno in cui la differenza in favore delle donne era di 5,6 punti percentuali mentre nel 2017 è di 12,6 punti, valore stabile dal 2010. È quanto si legge nel rapporto Istat “Produzione e lettura di libri in Italia”, riferito all’anno 2017. Le quote più alte di lettrici si riscontano tra le ragazze di 11-19 anni: 65,1% tra 11-14 anni, 68,8% tra 15 e 17 anni e 62,7% tra 18 e 19 anni. Si scende sotto il 50% dopo i 60 anni mentre per gli uomini le percentuali sono più basse in tutte le classi di età (dal 48,0% tra gli 11 e i 14 anni al 28% degli ultrasessantacinquenni). Nel 2017 ad aumentare è la percentuale dei “lettori deboli”, ossia di coloro che dichiarano di aver letto al massimo tre libri nei 12 mesi precedenti l’intervista (dal 45,1% del 2016 al 47,6%). Sono “lettori deboli” poco più della metà dei lettori uomini (51,3%), i giovani dai 6 ai 17 anni, le persone con al più la licenza media (53,3%) o elementare (54,6%) e il 59,5% dei residenti nel Sud. (SEGUE)