Roma, 27 dic – Il senatore Pd Mino Taricco – insieme ai colleghi Iori, Pittella, D’Arienzo, Stefano, Cucca, Fedeli, Giacobbe, Ferrazzi, Ginetti, Garavini e Bellanova -, interroga il ministro Centinaio per chiedere nel pieno rispetto del principio di precauzione una piena tutela dei nostri consumatori in termini di controlli sul territorio e sull’import del miele individuando e distinguendo il falso dall’autentico e per far ripristinare il progetto di monitoraggio degli alveari “BeeNet”. Taricco ricorda che “dal 2010 ad oggi, la domanda netta globale di miele è cresciuta, in media, di circa 20 mila tonnellate l’anno e ciò è dovuto in parte anche al fatto che una fetta sempre maggiore della popolazione mondiale ha accresciuto la qualità della propria dieta alimentare, ma anche per la preferenza dei consumatori, sempre più interessati ad alimenti naturali e sani”. Si evidenzia il problema dell’alta percentuale di frodi e adulterazioni nei mieli commercializzati nell’Unione europea ed in particolare la presenza di “falso miele”, comunemente associato a provenienza cinese che parrebbe raccolto spesso immaturo – non lasciato quindi maturare nei favi – portato nelle “fabbriche del miele” ambienti nei quali saranno poi gli uomini e non le api a “lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo” ed oggetto di altri interventi “correttivi”, risultando conseguentemente spesso non in linea con la legislazione europea, oltre a false produzioni provenienti da Paesi più vicini dell’Est Europa che, non producendo il miele direttamente, contribuiscono ad importarlo attraverso meccanismi di “triangolazione” (classica operazione attraverso la quale un miele extracomunitario entra illegalmente in un Paese membro e conseguentemente diventa comunitario). “Il nostro miele è un prodotto di grande pregio, risultato del lavoro e delle competenze costruite negli anni dai nostri apicoltori, ed è un prodotto dell’alveare e non da laboratorio” conclude Taricco, “ho voluto interrogare il Ministro Centinaio per porre finalmente fine ai comportamenti sostanzialmente irregolari ed a volte illegali che non rispettano gli standard di sicurezza dei nostri consumatori, o che quanto meno non forniscono loro la necessaria trasparenza sul prodotto”. (PO / red)