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21 lezioni
per il XXI secolo

it@withub.it by it@withub.it
28 Dicembre 2018
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21 LEZIONI PER IL XXI SECOLO DI YUVAL NOAH HARARI

In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. La censura non opera bloccando il flusso di informazioni, ma inondando le persone di disinformazione e distrazioni. ”21 lezioni per il XXI secolo” di Yuval Noah Harari (Bompiani, traduzione di Marco Piani) si fa largo in queste acque torbide e affronta alcune delle questioni più urgenti dell’agenda globale contemporanea. Perché la democrazia liberale è in crisi? Dio è tornato? Sta per scoppiare una nuova guerra mondiale? Che cosa significa l’ascesa di Donald Trump? Che cosa si può fare per contrastare l’epidemia di notizie false? Quali civiltà domineranno il pianeta: l’Occidente, la Cina, l’islam? L’Europa deve tenere le porte aperte ai migranti? Il nazionalismo può risolvere i problemi causati dalla disuguaglianza e dai cambiamenti climatici? In che modo potremo difenderci dal terrorismo? Che cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli? Miliardi di noi possono a stento permettersi il lusso di approfondire queste domande, perché siamo pressati da ben altre urgenze: lavorare, prenderci cura dei figli o dare assistenza ai genitori anziani. Purtroppo la storia non fa sconti. Se il futuro dell’umanità viene deciso in vostra assenza, poiché siete troppo occupati a dar da mangiare e a vestire i vostri figli, voi e loro ne subirete comunque le conseguenze. Certo è parecchio ingiusto; ma chi ha mai detto che la storia è giusta? Un libro non può dare alla gente né cibo né vestiti, ma può fare e offrire un po’ di chiarezza, contribuendo ad appianare le differenze nel gioco globale. Se questo libro servirà ad aggiungere al dibattito sul futuro della nostra specie anche solo un ristretto gruppo di persone, allora avrà raggiunto il suo scopo. Yuval Noah Harari ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia all’Università di Oxford e insegna presso il Dipartimento di Storia della Hebrew University di Gerusalemme. Per Bompiani ha pubblicato i bestseller internazionali Sapiens. Da animali a dèi (2014) e Homo Deus (2017), che hanno venduto più di dodici milioni di copie nel mondo e sono stati tradotti in quarantacinque paesi.

 

PER SGUARDI E PER PAROLE DI PATRIZIA VALDUGA

Nella Cena in Emmaus di Caravaggio, esposta alla Pinacoteca di Brera, tutti guardano Gesù e Gesù ha gli occhi chini. È da questo non sguardo che in “Per sguardi e per parole” (Il Mulino) Patrizia Valduga comincia una riflessione prima sui poteri dello sguardo, e poi sui due sguardi, quello della ragione e quello del sentimento, che corrispondono alle due strategie, spesso in guerra fra loro, che la mente umana adotta per conoscere il mondo. Ma nella creazione artistica – sia essa un dipinto, una poesia, un romanzo – questi due sguardi trovano un miracoloso equilibrio. Un testo raffinato in cui poeti, scrittori, pensatori di ogni tempo sono convocati a portare la propria testimonianza. Patrizia Valduga è poetessa e traduttrice. Tra le raccolte di versi si ricordano “Medicamenta” (Guanda, 1982), e “Requiem” (1994), “Libro delle laudi” (2012), “Poesie erotiche” (2018), tutte edite da Einaudi; ha tradotto, fra l’altro, “Riccardo III” di Shakespeare e “Poesie” di Carlo Porta. Nel 1988 ha fondato il mensile “Poesia”. In prosa ha pubblicato “Italiani, imparate l’italiano!” (Edizioni D’If, 2010).

 

IL TRAM DI NATALE DI CALACIURA  

Un tram, che si fa immaginare come isola di luce nel buio della notte di Natale, viaggia nell’estrema periferia. Dentro porta un mistero, fragile e abbandonato. Salgono povere persone che hanno finito la giornata. La prostituta deportata dall’Africa, il suo disgraziato cliente, il clandestino che vive di espedienti, l’artista vinto dalla malattia, l’infermiera assediata dalla solitudine, il ragazzo che non riesce a mettere insieme la cena per la compagna e la figlia. Vanno verso la notte di vigilia che li aspetta, o che semplicemente non li aspetta. Ciascuno porta con sé, nei pensieri, nel ricordo, sul corpo, una storia diversa e complicata, che parla di loro stessi e di altri, ma pur sempre impastata di impotenza e di rabbia. Ma quel mistero gettato in fondo ai sedili, dietro la cabina dell’autista assuefatto all’indifferenza, li raccoglie tutti insieme, come un presepe viaggiante, miraggio di salvezza. Per quanto ognuno di loro senta che non c’è salvezza fuori da quel tram di Natale. Nella sua prosa fortemente lirica, che ha la capacità di modularsi ai momenti del racconto, quasi di musicarli, Giosuè Calaciura in “Il tram di Natale” (Sellerio) con gli strumenti della letteratura ci restituisce l’urgenza, la profondità e le contraddizioni del nostro tempo. Alla Dickens (il cui Canto di Natale questo racconto apertamente richiama), senza timidezze nel mettersi decisamente dalla parte della denuncia e dell’impegno. Lo scopo è quello di affermare che la società ha una sostanza umana irrinunciabile e di mostrarne il tenace desiderio di esistere. Così, libro dopo libro, Calaciura va componendo un romanzo delle strade che non hanno nome. Calaciura è nato a Palermo nel 1960. Giornalista, collabora con Rai Radio3, scrive per quotidiani e riviste. I suoi racconti sono apparsi in diverse raccolte, tra queste Disertori (Einaudi, 2001), curata da Giovanna De Angelis, e Luna nuova. Nuovi scrittori dal Sud (Argo, 1997), a cura di Goffredo Fofi. Tradotto all’estero, ha pubblicato i romanzi: Malacarne (1998), Sgobbo, Premio Selezione Campiello (2002), La figlia perduta. La favola dello slum (2005), Urbi et Orbi(2006) La penitenza (2016), e il saggio Pantelleria, l’ultima isola (2016). Con questa casa editrice Bambini e altri animali (2013), Borgo Vecchio (2017) e Il tram di Natale (2018).

AGNOLETTI RACCONTA LA STORIA DEL BOSCO

Faggi, castagni, querce, larici, abeti. . .  Oltre il 35% della penisola è coperto da boschi, un paesaggio che spesso percepiamo come primigenio e ‘naturale’. In realtà, come il resto del nostro paesaggio, i boschi sono un prodotto della storia, sempre legata all’opera dell’uomo che ne ha modificato tutte le caratteristiche. Nell’antichità il bosco è già largamente utilizzato, tanto che le foreste naturali nel primo secolo d.C. sono meno di una decina. Il bosco di alto fusto e il bosco ceduo, la forma più diffusa, hanno contribuito al bisogno di legna da fuoco, carbone e legname da costruzione, consentendo allo stesso tempo il pascolo del bestiame. Dal medioevo all’Ottocento sono le costruzioni navali che modellano gran parte dei boschi, legando strettamente il mondo dei commerci mediterranei a quello della montagna. Da nord a sud, poi, esiste una ‘civiltà del castagno’, vero e proprio ‘albero del pane’ a cui intere popolazioni devono la propria sopravvivenza. Oggi l’esodo dalle campagne e dalle montagne ha portato alla ricomparsa di macchie e foreste in territori antropizzati da secoli. E il desiderio di ricercare nel bosco valori naturalistici si è sovrapposto alla realtà storica di un paesaggio forestale come prodotto culturale. “Storia del bosco. il paesaggio forestale italiano” di Mauro Agnoletti (Il Mulino) è un viaggio alla riscoperta dello straordinario rapporto che ci lega alle “selve oscure”. Agnoletti insegna Storia del paesaggio e dell’ambiente all’Università di Firenze. È stato coordinatore del gruppo di ricerca sulla storia forestale dell’Unione Mondiale Forestale (IUFRO) e vice presidente della Società Europea di Storia dell’Ambiente (ESEH). È presidente dell’Osservatorio del Paesaggio della Regione Toscana, presidente del Comitato Scientifico del programma della FAO sul paesaggio agrario (GIAHS) ed è stato esperto scientifico della Convenzione Europea del Paesaggio e dell’Unesco. Tra le sue opere più recenti: Il paesaggio come risorsa. Castagneto negli ultimi due secoli (Ets 2009); Paesaggio rurale (Edagricole 2010); Il paesaggio nella Cavalcata dei Magi (con M.A. Signorini, Pacini Editore 2010).

 

 LE SORELLE MARTIGNONI RACCONTANO I BORGIA

Assetati di potere, spietati e superbi. Affascinanti, geniali e magnifici anche se schiavi delle passioni umane. Sono i Borgia, raccontati da Elena e Michela Martignoni nel romanzo “I Borgia. Il delitto, la vendetta, l’inganno”, edito da Corbaccio. Le vicende narrate in questo libro si snodano nel lustro 1497-1502, quando la famiglia catalana dominava il centro della Penisola e ambiva alla creazione di un regno, a discapito delle famiglie nobili italiane da secoli feudatarie della Chiesa. I protagonisti vivono esistenze tanto estreme da apparire invenzioni letterarie. Rodrigo, papa Alessandro VI, passionale e scaltro; Cesare, detto il Valentino, il Principe preso a modello da Machiavelli, e Lucrezia, che dopo secoli di infamie, ora la storia giudica una vittima e non più solo una peccatrice. Fra oscure trame di palazzo, splendori e miserie della Roma papalina, tra amori impossibili e colpi di scena, realtà e fantasia, Elena e Michela Martignoni raccontano il nero del Rinascimento. Elena Martignoni, e sua sorella Michela, da sempre scrivono a quattro mani. Oltre al romanzo storico de I Borgia, sono autrici – sotto lo pseudonimo Emilio Martini – dei gialli con protagonista il commissario Berté: La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Il mistero della gazza ladra, Invito a Capri con delitto, Doppio delitto al Grand Hotel Miramare e Il ritorno del Marinero, oltre alle raccolte I racconti neri del commissario Berté e Talent Show.

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