Roma, 31 dic – Il grande lavoro del direttore Paolo Giulierini, porta, accanto alla mostra “Mortali Immortali, i tesori del Sichuan nell’antica Cina”, altre due importanti mostre al Museo Archeologico di Napoli, una dedicata alle marionette cinesi e l’altra che presenta – fino al 21 gennaio – parte del patrimonio tessile della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, sede del Corporazione e del Conservatorio dell’Arte della Seta, insieme ai reperti archeologici ritrovati a fine ‘800 proprio in questo sito che testimonia un volto di Napoli per troppo tempo dimenticato: quello d’importante centro di produzione e lavorazione della seta, settore trainante dell’economia del regno di Napoli dalla seconda metà del XVI fino al XVIII. Nel panorama della manifattura serica si ricorda e si associano per Napoli e Campania esclusivamente le Seterie di San Leucio: ma questa è una storia di fine ’700 quando Ferdinando IV di Borbone decise di dare vita al suo sogno utopico di una real colonia chiamata Ferdinandopoli. La storia della Corporazione dell’Arte della Seta di Napoli ha inizio invece, ufficiosamente, già nell’alto Medioevo quando nascono le prime botteghe artigiane ebree nella zona di largo Portanova, e ufficialmente nell’anno 1477 quando re Ferrante d’Aragona decide di instituire con nuovo statuto e denominazione l’Arte che sarà chiamata Consolato della Seta perché retta da tre consoli, due mercanti e un tessitore. Una Corporazione molto potente che si distinse da subito dalle altre vantando agevolazioni fiscali e commerciali, un proprio governo, un proprio tribunale con annesse carceri nella piazza della Sellaria. Inoltre il ritrovamento ottocentesco, nella zona del conservatorio e della chiesa, di un piedistallo e una base di una statua entrambe in marmo con epigrafi in greco, permette d’ipotizzare che in loco in epoca greca era la sede dei Cretondi, una delle Fratrie greco-romane in cui si suddividevano i cittadini di Neapolis a partire dal 400 a.C. sul modello delle altre città greche. La Chiesa dell’Arte della Seta rientra a pieno titolo nella rete Extramann. Un progetto che coinvolge il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’Università Federico II di Napoli e un insieme di nuove realtà nate per valorizzare il patrimonio culturale della città. (Red)