Roma, 11 gen – Nel 2019 le importazioni di olio di oliva dall’ estero sono destinate a superare abbondantemente il mezzo miliardo di chili con il risultato che sul mercato nazionale più di due bottiglie di olio di oliva su tre conterranno prodotto straniero. Sono numeri e proiezioni preoccupanti quelli che emergono dallo studio “Salvaolio” redatto dalla Coldiretti e presentato questa mattina in occasione della manifestazione degli agricoltori scesi in piazza a Roma per salvare gli uliveti italiani che significano salute, ambiente, reddito e lavoro. “Il boom di importazioni e la sempre viva minaccia Xylella – commenta il Presidente Coldiretti Ravenna Nicola Dalmonte su Settesere Qui – ci obbligano a tenere sempre alta l’ attenzione perché in gioco c’ è il futuro dei nostri produttori, di una zona vocata come quella di Brisighella che può fregiarsi della prima Dop italiana dell’ olio, ma a rischio è anche la salute dei consumatori che acquistando bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’ estero o con l’ etichetta delle grande distribuzione, possono portare inconsapevolmente in tavola prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco) di scarsa qualità”. Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra l’ altro raddoppiati (+100%) e potrebbero crescere ulteriormente se l’ Unione Europea rinnoverà l’ accordo per l’ ingresso di contingenti d’ esportazione di olio d’ oliva a dazio zero verso l’ UE per 35mila tonnellate all’ anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’ accordo di associazione UE-Tunisia (in vigore dal 1998). “Con l’ aumento degli arrivi dall’ estero è evidente il rischio di frodi e sofi sticazioni a danno del vero Made in Italy che colpiscono i produttori agricoli e i consumatori – afferma Dalmonte – occorre, dunque, difendere l’extravergine ravennate e italiano nell’ambito dei negoziati internazionali dove il nostro agro alimentare di qualità viene troppo spesso usato come moneta di scambio per interessi diversi”. (red)