Roma, 17 gen – “E poi, ammesso che di questa misura si debba prendere semplicemente atto, si è posto il problema degli aspetti pratici che ne discendono? Per acquisire una conoscenza e una certificazione dell’italiano a livello B1, a chi e dove bisognerà rivolgersi? Da chi gli interessati possono ricevere informazioni sui possibili contatti da realizzare? – proseguono le deputate rivolgendosi a Salvini – Quanto gli costeranno i corsi e la stessa certificazione? Ha idea di come i nostri consolati siano già oberati di lavoro e di richieste e di quanto ci vuole, in termini di tempo e di spesa, per spostarsi e lasciare i propri impegni familiari e di lavoro? Sappiamo bene che la sua maggiore preoccupazione è quella di mandare messaggi securitari e diversivi a un elettorato angosciato da mille difficoltà concrete, ma lei – ci perdoni – alle persone in carne e ossa e ai loro problemi quotidiani non ci pensa mai? Tanto più se il solo fatto di risiedere all’estero costituisca di per sé un fattore in più di difficoltà, che meriterebbe attenzione e rispetto”. “Anche se non ci facciamo molte illusioni, provi a governare una volta tanto non per simboli e messaggi antagonistici, ma cercando di pensare alle persone vere e provando ad aiutarle a risolvere qualche loro problema, anziché spingerle verso l’ansia e appesantirne le difficoltà – concludono Schirò e La Marca – Provi, in sostanza, a cambiare qualcosa per dare ai protagonisti di tante unioni “miste”, formate anche da nostri connazionali all’estero, un minimo di aiuto e l’idea che il Paese di cui vogliono diventare cittadini non li considera un rischio ma una positiva risorsa”. (PO / Red)