Roma, 18 gen – Quota 100 “non è assolutamente la morte della legge Fornero. È un sistema che serve a modificarla in modo temporaneo lasciandone invariato l’impianto”. Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil in un’intervista a Repubblica non dà un giudizio positivo sulle riforme annunciate ieri: “Anche sul reddito di cittadinanza non ci siamo: è una elargizione che non ha rapporto con le politiche sociali dei territori”. “Tutto ciò che va a favore dei lavoratori e accorcia i tempi per andare in pensione, naturalmente ci vede favorevoli. Ma in questo caso sembra più un’operazione di facciata che di sostanza. Diciamolo: al contrario delle promesse elettorali, la legge Fornero sopravvive”. “Innanzitutto quota 100 non è quota cento perché ha il vincolo dei 38 anni di contributi. Chi non li ha deve comunque aspettare la pensione di vecchiaia. E questo ha conseguenze sociali gravi perché esclude dal provvedimento i lavoratori più deboli, che hanno meno contributi, e i giovani, che sono sempre più precari. Chi ha 38 anni di contributi oggi? Chi lavora nelle grandi aziende e i dipendenti del pubblico impiego. Non ce l’hanno invece intere categorie: gli edili, i dipendenti delle piccole aziende, chi lavora in agricoltura. E i ragazzi che verranno penalizzati anche da un altro meccanismo” in quanto “rischiano di andare in pensione oltre i 70 anni, altro che quota 100”.
(red)