Certo che provoco. Lo faccio apposta” e “non prendetemi troppo sul serio. Ci siete cascati ancora”. Così il direttore di Libero, Vittorio Feltri, in un colloquio su Il Foglio, nel giorno della tempesta di polemiche per il titolo del quotidiano “C’è poco da stare allegri. Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”. Pentito? “Assolutamente no. Sono quarant’anni che sto dentro il codice dello sberleffo e della ribalderia. A me i gay stanno simpatici. Non ho nulla contro gli omosessuali. E sopratutto mi stanno simpatiche le lesbiche, che condividono i miei stessi gusti”, “posso anche esagerare, ma poi ci sono una sintassi e una semantica che rispetto perché la lingua italiana – almeno io, Di Maio non so – la conosco abbastanza. Se c’è chi invece non capisce il codice dell’ironia, della provocazione, anche eccessiva e paradossale sono problemi suoi. E comunque… non me ne frega un ca…”. Quindi confessa: “Per natura sarei sempre tentato di scrivere in modo paludato. E invece scelgo professionalmente il linguaggio colloquiale e provocatorio. Ho cominciato a lavorare nel 1962, ho sempre fatto così, ho diretto nove giornali, e direi che ho avuto qualche successo”. Interreogato sul titolo “Comandano i terroni” poi dice: “Tutti i miei migliori amici sono terroni. E nessuna persona normale si offende se usi questa parola, che peraltro è di largo consumo per le strade d’Italia. Sotto quel titolo c’era un articolo di Azzurra Barbuto che era molto garbato. Scritto da una ragazza che poi è di Reggio Calabria. E a fianco c’era un pezzo di Paolo Isotta, che è mio amico da trent’anni, e che è napoletano come tutti sanno. Ma dai! E quello volgare sarei io?”. E replica alla minaccia dei pentastellati al governo di togliere i fondi pubblici al quotidiano: “Fanno un decreto apposta? Vuole trasformare l’Italia nell’Iran? Lo decidono loro qual è un titolo buono e un titolo che non lo è? Non tutto quello che vorrebbero fare lo possono fare. Questi qua sono dei poveracci. Agiscono così, ma li riconosciamo. E’ una roba da stato etico. E poi chiaramente fanno gli antifascisti. Ma sai che c’è? Chissenefrega”. (24 gen – red)
