Roma, 25 gen – Un team internazionale di ricercatori, che conta un nutrito gruppo di italiani tra cui Crescenzo Tortora dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e precedentemente post-doc all’Università di Groningen nei Paesi Bassi, ha sviluppato un algoritmo che permette di individuare, grazie all’Intelligenza Artificiale, quelle galassie che vengono definite “lenti gravitazionali”, che permettono di osservare galassie ancor più lontane, altrimenti invisibili. Lo studio più recente è illustrato in un articolo in via di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
La Teoria della Relatività Generale di Einstein prevede che la massa di un corpo, sia esso una stella, una galassia o addirittura un ammasso di galassie, modifichi lo spazio-tempo. Per comprendere questa predizione basta pensare all’effetto provocato da una sfera lasciata cadere su un lenzuolo. La sfera creerà un avvallamento. Se poi lasciamo cadere sul lenzuolo anche una biglia, questa nel suo moto sarà influenzata dall’avvallamento creato dalla sfera ed esso non sarà più rettilineo. Lo stesso succede quando due galassie si trovano approssimativamente lungo la stessa direzione: la luce emessa dalla galassia che si trova sullo sfondo, detta “sorgente”, viene deflessa dal campo gravitazionale della galassia più vicina, detta appunto “lente”, creando immagini multiple e amplificate della sorgente e i cosiddetti archi gravitazionali. L’effetto è simile a quello che avviene quando la luce di una candela viene osservata attraverso la base di un calice da vino. La luce viene deformata creando delle immagini arcuate e degli anelli. Se lente e sorgente sono perfettamente allineate, si viene a creare il cosiddetto anello di Einstein. (BIG ITALY / SEGUE)
