Roma, 28 gen – “L’accesso all’istruzione tra i bambini e le bambine rifugiate non è uguale: le bambine sono le più discriminate. Per loro accedere all’istruzione e completare il corso di studi è ancora più arduo. Le ragazze rifugiate, infatti, hanno la metà delle probabilità di iscriversi ad una scuola superiore rispetto ai loro coetanei maschi. Eppure, per le bambine rifugiate, la mancanza di istruzione rappresenta un rischio enorme per la loro stessa sopravvivenza. Un diritto negato che, inoltre, segna un gender gap nell’istruzione per le bambine rifugiate che, stando a quanto riportato da un recente studio della Banca Mondiale, determina anche un costo di 30 mila miliardi di dollari in termini di produttività e mancati guadagni”. Così nella presentazione dell’evento “Mettiamocelo in testa. Una bambina rifugiata non può scegliere se andare a scuola o no. Ma noi sì” promosso da Unhcr che si tiene oggi, dalle 11, a Roma, agli Horti Sallustiani, con la partecipazione di Carolina Crescentini, Cecilia Dazzi e Paola Saluzzi. “Le bambine e le ragazze rifugiate – si legge ancora – devono affrontare una maggiore emarginazione e il divario di genere in età scolare aumenta, complici le convenzioni sociali e culturali (che fanno sì che i ragazzi abbiano priorità a scuola), le strutture inadeguate (come la mancanza di servizi igienici dedicati o forniture per il ciclo mestruale), oltre al fatto che i libri, le uniformi scolastiche e il viaggio per arrivare a scuola possono avere costi proibitivi per le famiglie”. (PO / red)