Roma, 29 gen – Un milione di lavoratori, di cui 350 mila donne, beneficeranno nel triennio 2019-21 di Quota 100, contenuta nel cosiddetto “decretone” pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale. Ieri si poteva uscire a 67 anni di età (43,3 anni di contributi per gli uomini e 42,3 anni di contributi per le donne) mentre con Quota 100 si potrà andare in pensione a 62 anni di età e 38 anni di contributi, senza nessuna penalizzazione: la pensione è cumulabile con reddito da lavoro occasionale fino ad un massimo di 5.000 euro. Possono accedere alla pensione le lavoratrici che al 31 dicembre 2018 abbiano compiuto 58 anni di età se lavoratrici dipendenti e 59 anni se lavoratrici autonome: il requisito contributivo richiesto è di 35 anni, 32.000 donne andranno in pensione prima nel triennio 2019-2021. Si interviene anche sull’Ape sociale per i lavoratori in condizioni svantaggiate: 63 anni di età con 30 o 36 anni di contributi senza alcun costo basteranno per andare in pensione ai disoccupati e ai lavoratori con mansioni gravose o che assistono familiari disabili gravi: 14.000 lavoratori secondo le stime del governo andranno in pensione con questi requisiti. Novità anche per il riscatto degli anni della laurea: chi ha meno di 45 anni e ha iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996 può riscattarli con agevolazioni, mentre si introduce la possibilità di riscattare periodi di buco contributivo non obbligatori per un massimo di 5 anni, con una detraibilità dell’onere del 50%. Per favorire il ricambio generazionale inoltre si può andare in pensione anche prima di Quota 100, a partire dall’età di 59 anni con 35 anni di contributi, purché sia previsto un accordo aziendale che stabilisca il numero di nuovi assunti, tutto a carico delle aziende. (SEGUE)