L’ufficio della Cgil nazionale che si occupa di previdenza pubblica e previdenza completare ha preparato un’analisi dettagliata delle misure previdenziali varate dal governo Lega-Cinque Stelle. Per quanto riguarda nello specifico il giudizio della Cgil su Quota 100, la nota ribadisce il giudizio critico della confederazione. “Quota 100 – si legge tra l’altro nella nota – non è assolutamente il superamento della riforma Fornero, nonostante le tante promesse in campagna elettorale. ‘Quota 100’ sarà una possibilità in più di pensionamento, per coloro che potranno perfezionare prima dei 42anni e 10mesi (41anni e 10 mesi per le donne) o dei 67 anni di età, almeno 62anni di età e 38 di contribuzione. Si tratta di una misura sperimentale che durerà solo nel prossimo triennio, sino al 31.12.2021. Uno strumento che rischia quindi di non essere più presente nel nostro ordinamento a partire dal 1.01.2022, non utilizzabile per tutti coloro che sono nati dopo il 31.12.1959. Un’ operazione ancora una volta che introduce nel nostro sistema differenze importanti come aveva già fatto la riforma Fornero. ‘Quota 100’ non risponde alle carriere lavorative discontinue, ai giovani, alle donne e a coloro che svolgono un lavoro gravoso perché difficilmente arriveranno a maturare 38 anni di contributi. Si tratta quindi di una misura di flessibilità parziale che non tutela le carriere lavorative più deboli ne tanto meno affronta i limiti dell’attuale sistema contributivo, in quanto rimangono ancora in vigore i vincoli del 2,8 e dell’1,5 volte dell’assegno sociale per accedere alla pensione prima dei 70 anni di età”. (PO / Com – 30 gen)
