Firenze, 30 gen – Con questo metodo è oggi possibile studiare l’espansione dell’Universo da circa 9 miliardi di anni fa a oggi. Considerando che secondo le stime più recenti l’età dell’Universo, cioè il tempo trascorso dal Big Bang a oggi, è di 13,7 miliardi di anni, rimane da studiare l’evoluzione dell’Universo nei primi 4-5 miliardi di anni. “Usare i quasar come indicatori ha un grande potenziale – commenta Lusso -, dal momento che li possiamo osservare a distanze maggiori rispetto alle supernovae di tipo Ia, e quindi usarli per esplorare epoche molto precedenti nella storia del cosmo”. Lo studio ha fornito risultati del tutto in accordo con quelli già ottenuti con le supernovae per quanto riguarda l’espansione ‘recente’ dell’Universo, ma ha misurato anche un’evoluzione nei primi miliardi di anni dal Big Bang diversa da quella attesa sulla base del ‘modello cosmologico standard’, che assume una densità di energia oscura costante nel tempo. Per riprodurre le osservazioni nell’ambito del modello standard, è quindi necessario assumere una evoluzione temporale dell’energia oscura. (SEGUE)