Roma, 31 gen – Se le famiglie sfollate riescono a sopravvivere ai loro pericolosi viaggi ed evitano attacchi aerei e bombardamenti riuscendo a raggiungere zone relativamente sicure, affrontano ulteriori difficoltà nelle comunità di accoglienza o nei campi, privi di adeguate scorte di cibo e di servizi igienico-sanitari di base. Questo mette i bambini a rischio di malnutrizione e malattie in un paese in cui il sistema sanitario è quasi collassato e circa 14 milioni di persone sono sull’orlo della carestia. Save the Children stima che 85.000 bambini sono già morti per fame estrema dal 2015. “Nella più grande crisi umanitaria del mondo, i bambini più vulnerabili sono quelli che sono fuggiti dalle loro case a causa dei combattimenti. Sono stati costretti a lasciare la scuola e sono a rischio di sfruttamento e abuso. Abbiamo sentito storie di bambini che si congelano nei freddi mesi invernali perché non hanno un rifugio adeguato e le famiglie non possono permettersi il combustibile necessario per accendere un fuoco. Le comunità ospitanti che stavano già faticando a sopravvivere soffrono enormemente, incapaci di far fronte al massiccio afflusso di famiglie sfollate nelle loro città. Questi bambini sono stati derubati dei loro diritti fondamentali alla sopravvivenza, alla salute e all’istruzione. Hanno bisogno di supporto ora”, ha dichiarato Tamer Kirolos, direttore di Save the Children in Yemen. (SEGUE)