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I Bastardi
di Pizzofalcone
diventano un fumetto

it@withub.it by it@withub.it
1 Febbraio 2019
in Archivio speciali - Libri
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I BASTARDI DI PIZZOFALCONE A FUMETTI

Dopo il successo della versione a fumetti dei romanzi del Commissario Ricciardi, si rinnova il sodalizio tra Sergio Bonelli Editore e lo scrittore Maurizio de Giovanni. E lo fa con una novità sorprendente. Nel mese di aprile, infatti, arriverà in libreria e in fumetteria l’interpretazione firmata Bonelli delle avventure del commissariato di Pizzofalcone che svelerà per la prima volta i “volti” dei protagonisti della serie. “Volevamo poter proporre ai lettori i personaggi in una maniera davvero originale e nuova anche per la nostra casa editrice e così abbiamo accettato la proposta di Fabiana Fiengo e di Maurizio de Giovanni di proiettare quel ciclo di storie in un universo animale mai immaginato fino ad oggi in Casa Bonelli. Le interpretazioni grafiche zoomorfe sono state scelte rispettando il carattere dei personaggi rispetto a quanto raccontato nei romanzi e anche questa volta siamo stati estremamente fedeli all’immaginario di de Giovanni come già avvenuto per il ciclo del Commissario Ricciardi” racconta il direttore editoriale Michele Masiero. Il primo volume, “I Bastardi di Pizzofalcone” proporrà l’adattamento del primo romanzo della serie poliziesca inaugurata dallo scrittore napoletano nel 2013 ed edita da Einaudi. Il volume cartonato a colori sarà disegnato da Fabiana Fiengo e sceneggiato da Claudio Falco e Paolo Terracciano e vedrà nuovamente il coinvolgimento per i colori e il lettering della Scuola Italiana di Comix, coordinata da Mario Punzo e Giuseppe Boccia. A firmare la copertina sarà invece Daniele Bigliardo. La storia è ambientata ai giorni nostri a Napoli. Dopo che alcuni agenti di polizia sono stati arrestati perché coinvolti in un traffico di stupefacenti, la squadra del commissariato di Pizzofalcone è allo sbando. A dirigerla viene chiamato Luigi Palma, a cui verranno affiancati alcuni nuovi poliziotti: l’ispettore Giuseppe Lojacono, l’assistente Francesco Romano, la giovane agente Alessandra Di Nardo, l’agente Marco Aragona. Tutti individui a cui è stata data l’ultima possibilità per restare in polizia e ai quali si affiancano il vicesovrintendente ed esperta di informatica Ottavia Calabrese e l’anziano agente Giorgio Pisanelli. Sono loro a costituire la squadra dei Bastardi di Pizzofalcone. “Pizzofalcone esiste veramente – racconta Maurizio de Giovanni – è il nome della collina sopra piazza del Plebiscito, nel centro storico di Napoli: è una zona che unisce realtà sociali e ceti diversi, tra nobiltà partenopea e gente dei quartieri spagnoli. Il commissariato l’ho inventato e collocato in quel luogo, perché tra quei confini invisibili di condizioni differenti emergono contrasti forti che danno luogo a personaggi straordinari”. Nel frattempo, in via Buonarroti si preparano novità anche per tutti i fan del Commissario Ricciardi. Nel mese di maggio arriverà infatti in edicola il Ricciardi Magazine 2019 con l’adattamento di cinque racconti di Maurizio de Giovanni accorpati in quattro storie a fumetti: “I vivi e i morti” (sceneggiata da Sergio Brancato e disegnata da Daniele Bigliardo), “Mammarella” (sceneggiata da Claudio Falco e disegnata da Luigi Siniscalchi), “Quando si dice il destino” (sceneggiata da Claudio Falco e disegnata da Lucilla Stellato), “L’ultimo passo di tango” (sceneggiata da Paolo Terracciano e disegnata Alessandro Nespolino). Ad arricchire il Magazine ci sarà inoltre un estratto di tavole in bianco e nero dedicato proprio a “I Bastardi di Pizzofalcone”.

 

IL CATALOGO DEI LIBRI NAUFRAGATI DEL FIGLIO DI COLOMBO

Quando si pronuncia il nome di Colombo la mente corre sicura e veloce a Cristoforo, il grande navigatore italiano che, grazie alla fiducia di Isabella, la grande regina del Guadalquivir, per primo sbarcò nel Nuovo Mondo. A nessuno, o quasi, viene in mente un altro nome: Fernando. Fernando Colombo: secondo figlio di Cristoforo. Figlio bastardo e illegittimo, ma successivamente legittimato dal padre che, già nel 1497 quando Fernando aveva 9 anni, lo cita in un atto ufficiale insieme al primogenito Diego. Eppure Hernando – nell’accezione spagnola – ha una storia avvincente almeno quanto quella del padre. Ha un suo posto nella storia dell’Umanità e, soprattutto, del Rinascimento europeo, per ciò che era e che ha fatto, non per il cognome che porta degnamente. Anche lui un viaggiatore, certo, come potrebbe essere altrimenti? È proprio lui ad aver accompagnato il padre nell’ultimo viaggio, quello delle esplorazioni delle coste del centro America e ad aver raccontato e trasmesso molto delle avventure cristoforine nel libro “Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo”. Ma Fernando era anche un buon matematico, capace di studiare a fondo il metodo per risolvere il quesito della determinazione della longitudine. Ma era, soprattutto, un amante dei libri, un umanista con la passione della catalogazione di volumi di ogni materia, colui che sognava di realizzare la biblioteca universale e mettere insieme fisicamente tutto il sapere umano, tanto da creare quella che oggi è conosciuta come la Biblioteca Colombina, o Biblioteca Hernandina, che arrivò ad avere la cifra esorbitante per i tempi, di circa quindicimila libri. Anche e soprattutto per questo è giusto che trovi il suo spazio egli stesso nei libri, da protagonista per il suo nome e non per il cognome. E questo spazio oggi glielo ha riconosciuto e riservato un professore del Sidney Sussex College d’Inghilterra, Edward Wilson-Lee, nel bellissimo libro “Il catalogo dei libri naufragati. Il figlio di Cristoforo Colombo e la ricerca della biblioteca universale”, (Bollati Boringhieri, 2019, 352 pagine, 29 euro). Un libro avvincente come il personaggio che lo ha ispirato, che lascia senza fiato, ma scritto con grazia e delicatezza, quasi come si trattasse di una storia e di una vita inventate per creare fascinazione, per attrarre il lettore e catturarlo in una storia desiderata più che reale. Invece è la semplice biografia e l’opera viva di un figlio di un’avventura (una delle tante) dell’avventuriero Cristoforo Colombo. Un figlio illegittimo che ha saputo conquistarsi l’amore profondo del padre, al pari di Diego, il primo e legittimo figlio di Cristoforo. (Ema)

 

IL FUOCO ARDENTE DELLA LETTERATURA MAGNOGRECA

Nel mondo contemporaneo la tecnologia la fa da padrona e internet e la rete dominano ogni aspetto della vita privata e pubblica. Come ha spiegato marxianamente Michele Mezza in un suo libro, gli effetti della rivoluzione di internet e dell’algoritmo sono paragonabili a quelli della rivoluzione industriale. Ma in questa nuova rivoluzione sembrerebbero venuti meno i punti di riferimento culturali e generali, le forme aggregative di massa e pare regni un disorientamento dei singoli e della società, una genericità della cultura causata anche e soprattutto dal fatto che essa è ormai quasi tutta veicolata proprio dalla rete. In questo contesto serve riscoprire il valore della letteratura antica, quella “che conserva l’alito del mondo e dell’umanità in tutta la sua interezza” e che si trova e recupera attraverso gli autori antichi e i classici. E proprio questo sembra essere il senso del libro di Romualdo Marandino, preside del Liceo Classico di Sant’Angelo dei Lombardi, autore di diversi studi sugli scrittori antichi. Si tratta del saggio “Storia della letteratura della Magna Grecia” (Delta 3, 2018, 272 pagine, 20 euro), nel quale l’autore campano esalta la validità e ricchezza delle varie forme d’arte dell’antica Magna Grecia, cioè di quella che oggi è la tanto bistrattata Italia meridionale. Marandino richiama il lettore all’importanza degli studi umanistici, che sono le nostre radici mediterranee (e quindi europee), alimentando il richiamo con la valorizzazione del patrimonio storico e culturale che quel mondo ci ha lasciato, ricordandoci quanto esso non sia un retaggio del passato sepolto sotto la cenere, bensì un fuoco vivo e caldo da custodire, perché vicino, sempre presente e immediato. Un mondo costantemente visibile e che affiora quotidianamente dai retaggi che la Magna Grecia ci ha lasciato dall’ VIII a.c. in poi da Metaponto a Phitecusa (Ischia), da Taranto a Sibari, da Crotone a Locri: città Stato che battevano moneta e si dedicavano all’agricoltura come al commercio, alle scienze e all’arte come allo sport. Il libro catapulta il lettore in un’era affascinante della storia umana, attraverso il richiamo a monumenti e testimonianze archeologiche, a citazioni indirette di età romana e del più grande e leggendario dei poeti, l’Omero dell’Iliade e Odissea. Ma riprende anche la letteratura filosofica, di ricerca, la lirica ellenistica e, ultima, ma non di minore importanza, la tradizione dei canti popolari e delle novelle sibaritiche, dei drammi comici e delle commedie teatrali che testimoniano, come insegnarono Benedetto Croce ed Ernesto De Martino, di una vitalità letteraria dei ceti popolari. (Ema)

 

“LA FORMA PERFETTA” SECONDO DARIO APUZZO

Raggiungere la forma perfetta non significa perdere i chili in eccesso e recuperare la tonicità muscolare. Significa piuttosto trovare un proprio equilibrio, migliorare davvero la qualità della vita. Ne è convinto Dario Apuzzo, medico chirurgo specialista in Fisiatria, che nel corso della sua carriera ha sempre focalizzato l’attenzione sul rapporto medico-paziente e ha orientato i suoi studi verso la continua ricerca del benessere psico-fisico. E’ lui l’autore del libro “La forma perfetta” edito da Rizzoli, in libreria dal 15 gennaio (pagine 205 p., euro 16.90) che è stato presentato a Roma, alla Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi, mercoledì 30 gennaio. Apuzzo propone un rivoluzionario stile di vita che armonizza mente, anima e corpo mettendoci nelle condizioni di star bene e sentirci felici. L’autore, che da oltre vent’anni insegna nelle università di Roma (Sapienza, Tor Vergata e Campus Biomedico), Padova e Pavia scrive che ciò che serve è una “dieta del cervello”, che coinvolga ogni aspetto della nostra esistenza e ristabilisca l’armonia dentro di noi e tra noi e il mondo esterno. Nasce così il metodo MAC che si basa proprio sui tre pilastri che sostengono il nostro essere: Mente, Anima e Corpo. È un approccio alla vita che – secondo il professore – tutti possono mettere in pratica: i giovani, concentrati su loro stessi e sulla costruzione del loro futuro; gli adulti, che dopo aver raggiunto una buona stabilità riescono finalmente a godersi il presente; e anche chi comincia ad avere un po’ di anni sulle spalle e si scopre a guardare al passato con una certa nostalgia e magari qualche rimpianto. La mente è il motore di tutto, e dobbiamo utilizzarla al massimo delle sue possibilità, senza farci mai guidare passivamente dalle abitudini, dalla pigrizia o dal conformismo. Il corpo va certamente curato e valorizzato, è la parte visibile di noi, ma deve rispecchiare un benessere più completo. Attraverso un allenamento adatto a ogni momento della giornata, fatto di esercizi semplici da far diventare buone abitudini consolidate, impareremo un po’ alla volta a prenderci cura di noi per trovare finalmente la forma perfetta.

 

 

GUIDO CATALANO, TU CHE NON SEI ROMANTICA

“È meglio essere investiti da un camion sulla statale alle due di notte o soffrire d’amore per una donna che tu pensi essere la più bella e intelligente del mondo, ma lei non ti ama più?”. Se lo chiede Guido Catalano nel suo nuovo libro “Tu che non sei romantica” (pagine 416) in uscita il 12 febbraio per Rizzoli.  Il più amato poeta italiano torna al romanzo con una storia tenera ed esilarante, che l’autore porterà anche in tour per il Paese che riprende le fila di “D’amore si muore ma io no”. Sono passati anni da quando Agata è partita. Giacomo adesso è uno scrittore professionista, ha un contratto con una grande casa editrice, un’editor pazza di nome Carla e una compagna, Anna, con cui ultimamente le cose non vanno troppo bene. Per dimenticare scadenze e problemi, Giacomo fugge a Roma e scrive una storia tutta per sé e si avventura nel mondo di Tinder. Ma è proprio durante la fuga che farà un incontro molto speciale…

 

FUMETTI: STAR COMICS LANCIA IN ITALIA “LO SFIGATTO”

Un gatto paffuto e simpatico, però anche goffo, pasticcione e perseguitato dalla sfortuna. E’ lui il protagonista de “Lo Sfigatto – Nekonaughey”, il volume edito in Italia dalla casa editrice Star Comics, che raccoglie le irresistibili strisce disegnate da Q-rais, nome d’arte del giovane fumettista giapponese Yusuke Sakamoto. Pubblicate inizialmente sui social dallo stesso autore e poi uscite in libreria con una tiratura di ben 100mila copie, hanno riscosso un gigantesco successo in Giappone e in tutta l’Asia. “Questo adorabile micione è diventato in breve tempo un vero fenomeno di costume nel mercato asiatico, ispirando anche linee di gadget e vari prodotti di merchandising”, sottolinea Claudia Bovini, direttore editoriale di Star Comics. “Ci è sembrata dunque una grande opportunità far conoscere ‘Lo Sfigatto’ anche al pubblico italiano, che saprà certamente apprezzare e divertirsi con le sue straordinarie gag. L’Italia è il primo paese occidentale in cui viene pubblicato”. Il volume, che inaugura anche la nuova collana Wasabi, uscirà il 6 febbraio in libreria, fumetteria e su Amazon (formato 15x21cm, brossurato, colore, pagine 136, prezzo 12 euro), in vista della Festa nazionale del Gatto che sarà celebrata il 17 febbraio. Le strisce contenute in “Lo Sfigatto – Nekonaughey” sono suddivise in sei gustosi capitoletti, che lo vedono ad esempio alle prese con il cibo e la cucina, oppure con la tecnologia o con momenti di relax. E proprio il rapporto con il cibo è un tema che torna spesso nelle varie avventure del simpatico micione. Tra l’altro, in Giappone è stato testimonial di diverse aziende alimentari e la sua immagine è stata usata per brandizzare dei prodotti. “Penso che mangiare sia l’azione quotidiana più importante dopo dormire, e cucinare è una delle passioni della mia vita”, spiega l’autore Q-Rais. “Fondamentalmente, metto parte di me in tutti i miei fumetti e in tutti i miei personaggi, finisco col far trapelare la mia essenza, anche involontariamente”. Risate a volontà, dunque, per torte che non lievitano, hotdog con il wurstel che sguscia via e uova che si rompono. Alcune strisce sono anche dedicate all’italianissima pizza, che il nostro gattone sembra apprezzare molto. E poi lattine che non si aprono, occhiali che si rompono, gadget che non funzionano e mille altre disavventure esilaranti. “Cose che succedono a tutti, ogni tanto, e forse è proprio l’immedesimazione uno dei segreti del successo di questo amabile micione”, spiega Cristian Posocco, publishing manager di Star Comics. “C’è chi si infuria e chi, come ‘Lo Sfigatto’, rimane a fissare il misero risultato dei suoi sforzi con aria assorta e meditabonda, colma di una sommessa tristezza”.

 

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