“Non ci sono margini di ambiguità, neppure con rifermento agli altri limiti di ammissibilità previsti per il referendum”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta Riccardo Fraccaro torna, in una lettera a Repubblica, a rassicurare sulla proposta di referendum propositivo in particolare nella parte in cui prevede che ogni disposizione costituzionale sia parametro di ammissibilità escludendo, quindi, che “le iniziative popolari possano essere in contrasto con qualsiasi norma costituzionale, compreso l’art.117”. Inoltre precisa che la proposta di riforma non porta ad una rottura del “fondamento parlamentare” della Costituzione: “Il Parlamento può approvare la proposta popolare o individuare una diversa soluzione normativa che trovi l’apprezzamento dei promotori: in questi casi il referendum non si terrà. Altrimenti, il Parlamento potrà approvare una sua ‘controproposta’. Al momento del referendum gli elettori potranno valutarne i contenuti ed essa sarà promulgata qualora non sia approvata la proposta popolare. Quindi, di fronte ad una proposta che proviene da una minoranza, i 500.000 elettori, si fa affidamento sulla capacità del Parlamento, rappresentativo di tutto l’elettorato, di proporre una soluzione più capace di incontrare il consenso dei cittadini. Peraltro, l’iniziativa popolare è approvata solo se ottiene almeno 12 milioni e mezzo di voti favorevoli, altrimenti prevale la proposta del Parlamento persino di fronte ad una diversa espressione del voto popolare. La riforma dà più fiducia ai cittadini, sviluppandone la capacità di partecipazione, e al Parlamento, valorizzandone la capacità di costruire il consenso”. (7 feb – red)

