Roma, 11 feb – La vittoria di Mahmood a Sanremo rientra nel duello élite contro popolo? “Non vuol dire niente – commenta la direttrice di Rai 1 Teresa De Santis, in una intervista a Repubblica -. Mi sembra una costruzione artificiosa e sbagliata, un’inutile strumentalizzazione nei confronti di un ragazzo che non ha bisogno della carità pelosa di nessuno. Ha specificato la sua realtà, è italiano al 100% e come tanti italiani ha origini straniere. Non tira la volata a nulla di demagogico, la canzone racconta una storia personale: il padre che lo ha abbandonato. Qualcuno lo ha tirato un po’ per la giacca e si è smarcato”, “è milanese, ma ha rispetto per una parte delle sue radici. Concettualmente può essere il Ramazzotti del 2000, mi ha ricordato la figura di Eros agli esordi, ‘nato ai bordi periferia’”. Quindi precisa: “Ho detto dall’inizio: ‘Una cosa è la politica, un’altra la propaganda’. Ho spiegato che nulla vietava che ci fosse politicità nelle canzoni e nei gesti artistici, di politica è impregnata la nostra vita. Se uno cerca la politica come propaganda, quello è un altro discorso e non se sentiva il bisogno al festival, né pro né contro. Rai 1 rappresenta una molteplicità di pensiero e non certo un’univocità: questa si chiama democrazia a casa mia. Non esiste pensiero unico”. Molti vedono il brano “Soldi” come simbolo dell’Italia che cambia… “C’è un ragazzo che ha avuto un’infanzia difficile e ha un’origine familiare complessa. Denuncia l’abbandono da parte del padre a cui dice ‘ti occupi solo dei soldi, bevi champagne durante il Ramadan, te ne freghi persino di me’. Racconta la sua storia: personalmente era l’artista che mi aveva incuriosito di più”. Con Baglioni una tregua armata? “In generale sono salita su un treno in corsa, ma lungo la strada questo treno l’ho fatto mio, ho difeso la squadra. Di Claudio sapevo che era un grande artista, ma ho scoperto una persona con un’umanità importante. Quando ho detto all’inizio che è scoppiata una sempiterna amicizia, era vero. Siamo cresciuti nella stessa zona di Roma e entrambi sappiamo quanto la vita possa essere difficile. Tra noi c’è una forma di rispetto reciproco”. Ci sarà un Baglioni ter? “Ho già detto che la settantesima edizione del festival forse dovrà essere celebrata allargando un po’ il fronte. Ho parlato di ‘coralità’ anche se è un termine a cui devo dare un significato articolato. Sicuramente Claudio sarà la prima persona con cui mi siederò per discuterne”. (PO / red)