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Home Sito interno Archivio Il Punto

Ci sono anche le mafie
nell’export italiano

it@withub.it by it@withub.it
15 Febbraio 2019
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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Nella bilancia commerciale dell’economia criminale, molto importiamo da paesi come Nigeria, Cina e Albania, che in Italia hanno organizzato le loro mafie. Ma molto esportiamo, come si legge nella relazione semestrale della Dia presentata giovedì.

Cosche calabresi e narcos colombiani collaborano in Spagna, dove sono di casa anche le organizzazioni camorristiche che hanno basi logistiche in Costa del Sol e Costa Brava e investimenti immobiliari nelle Canarie. In Francia le mafie italiane controllano il traffico di stupefacenti nelle aree di confine con la Liguria e nascondono i latitanti tra Mentone e Cannes. Gestione di slot machine ed estorsioni sono attività svolte in collaborazione con la criminalità marsigliese. Nel Regno Unito ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra prediligono le attività finanziarie, attraverso corporation e trust fiduciari.

La criminalità italiana controlla a Londra decine di società fittizie, le cosiddette cartiere, utilizzate per operazioni commerciali inesistenti e per il riciclaggio. Lo stesso accade in Svizzera. Dagli arresti effettuati in Belgio risulta una significativa presenza di narcotrafficanti agrigentini, attivi soprattutto nel porto di Anversa, mentre tra Charleroi e Liegi hanno trovato rifugio alcuni noti latitanti. Le cosche di Siderno e di Gioiosa Jonica trafficano droga anche in Olanda, nello scalo internazionale di Rotterdam. In Germania la ‘ndrangheta è molto radicata, come d’altra parte è emerso nel 2007 con la strage di Duisburg.

Le cosche sono attive soprattutto ad Amburgo e nei Laender della Turingia e della Sassonia. A Berlino, Dortmund e Francoforte i camorristi controllano il contrabbando di marchi e merci contraffatte, il traffico di autoveicoli rubati e le truffe alle agenzie di noleggio. Indagini e arresti segnalano una significativa presenza di criminali italiani anche in Austria, Slovacchia, Albania, Malta e Romania dove si è scoperto che la camorra aveva delocalizzato uno stabilimento per la produzione di euro falsi, poi esportati in tutto il continente.

 

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