Roma, 15 feb – Acquisire Astaldi creerà un colosso. Che operazione è? “È un accordo complicato – risponde a La Stampa Pietro Salini, amministratore delegato di Salini Impregilo – si tratta di salvare un’azienda che soffre per mancanza di disegno. Il tema vero è la dimensione: noi siamo sani, rispetto a un tessuto delle costruzioni in complesso debole, perché abbiamo fatto scelte di dimensioni diverse dal settore. Piccolo non è bello: avere imprese medie quando il mercato è globale e si compete coi giganti cinesi è una debolezza. Siamo Davide contro Golia”. L’Italia all’estero fatica: avere un colosso che dà l’ idea di un Paese competitivo ha un valore simbolico? “Siamo trainanti per una filiera. Vincere in Australia un grande progetto idroelettrico significa che industrie del nostro Paese lavorano con noi. È un veicolo di penetrazione: senza questa struttura di rete, le nostre eccellenze tra le piccole imprese non sono in grado di affrontare il mercato”. Un coinvolgimento di Cdp è da guardate con favore? “Significherebbe avere capitali per affrontare la crescita. Per fare grande impresa ci vuole una struttura patrimoniale solida. Noi siamo cresciuti del 47% in 4 anni. Farlo solo con mezzi nostri significa essere sempre tesi”. (BIG ITALY / red)