Roma, 19 feb – “Se qualcuno pensa di fermarmi, non mi conosce”. Lo scrive l’ex premier Matteo Renzi nella sua enews, in merito alla vicenda dei suoi genitori Tiziano Renzi e Laura Bovoli, ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e fatture false. L’ordinanza, eseguita dalla Guardia di Finanza, è stata disposta dal gip di Firenze per il timore di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato: l’accusa verso i genitori di Renzi è quella di aver provocato “dolosamente” il fallimento di tre cooperative (collegate alla società di famiglia “Eventi 6”) dopo averne svuotato le casse. “Anche se in tanti cercano parole di consolazione, io conosco la verità che nessuno vuole dire: se non avessi fatto politica, oggi i miei genitori non subirebbero questo. Lo sanno anche i sassi. Se loro sono in questa situazione umiliante è colpa del mio impegno politico di questi anni” afferma il senatore del Pd, aggiungendo: “Prendetevela con me. Non con la mia famiglia. E tuttavia concepisco la politica non come figlia di un’ambizione personale, ma come un dovere civile. Dunque: non mollo di uno solo centimetro. Anzi”. “Chi ha letto le carte e ha un minimo di conoscenza giuridica sa che privare persone della libertà personale per una cosa come questa è abnorme” sottolinea ancora l’ex segretario del Pd nella sua enews, che però spiega: “Non grido ai complotti: chiedo che i processi si facciano nelle aule dei tribunali e non sul web o nelle redazioni dei giornali. Noi aspettiamo le sentenze, ma le sentenze si pronunciano in tribunale e non nelle piazze populiste”. Renzi, però, intravede nell’eco mediatica della vicenda legata ai genitori una copertura mediatica per il caso Diciotti, che vede coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Salvini e su cui ieri gli iscritti M5S si sono espressi contro la concessione dell’autorizzazione a procedere: “Inutile dire che la vicenda dei miei genitori ha totalmente oscurato tutto ciò che è accaduto ieri nel mondo della politica. Basta leggere i quotidiani di oggi per rendersene conto. Un capolavoro mediatico, tanto di cappello”. (Roc)