Roma, 19 feb – “Questa cerimonia rappresenta e racchiude in sé il valore della nostra storia e la speranza per il nostro futuro”. Così la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, che ha presenziato oggi alla cerimonia di riposizionamento della lapide marmorea che venne realizzata in ricordo della prima seduta del Senato del Regno d’Italia tenutasi a Roma nel 1871. La cerimonia si è svolta nel Cortile d’Onore di Palazzo Madama. Ad assistere, tra gli altri, un gruppo di studenti in visita al Senato dell’istituto Besta-Gloriosi di Battipaglia. La lapide ricorda la seduta d’Aula del Senato che si svolse il 28 novembre 1871, con la seguente frase: “Il Senato del Regno seguendo a Roma il Re Vittorio Emanuele II e la fortuna d’Italia pose qui la sua sede il XXVIII novembre MDCCCLXXI”. Era stata rimossa nel 1938 e spostata nei sotterranei di Palazzo Madama. È stata ritrovata nel 2010 e sottoposta successivamente a un intervento di restauro in vista della sua ricollocazione nel Cortile d’onore. “Con la presa di Roma – il 20 settembre del 1870 – si compì l’unificazione del Paese e si avviò il trasferimento nella nuova Capitale di tutte le principali istituzioni – prosegue Casellati – Dopo quasi 14 mesi – necessari per realizzare l’Aula, sorta dove in precedenza c’era un cortile interno – si tenne quindi la prima seduta del Senato del Regno a Roma, presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa il 28 novembre del 1871. Rimossa nel 1938 per far posto ad un gruppo marmoreo celebrante l’Impero fascista, questa lapide celebrativa fu consegnata all’oblio polveroso dei sotterranei; dai quali riemerse, nel corso della presidenza Schifani, grazie alla tenacia di valenti dipendenti che saluto e ringrazio. Dopo il restauro effettuato possiamo oggi ripristinare, non solo fisicamente, quella che è la testimonianza diretta di un passaggio fondamentale della nostra storia nazionale. Una storia fatta di lotte, sangue e sacrifici; una storia di simboli e di libertà, di censure e di rinascite. Sono quindi particolarmente orgogliosa, a distanza di 80 anni – conclude la seconda carica dello Stato – di poter restituire a questa pietra commemorativa il posto che le spetta legittimamente, che la storia le ha assegnato”. (PO / Roc)