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A Milano
le sculture di
Aleksej Blagovestnov

it@withub.it by it@withub.it
22 Febbraio 2019
in Archivio speciali - Mostre
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MILANO: LE SCULTURE DI BLAGOVESTNOV

 All’Associazione Italia Russia, fino all’8 aprile, la prima mostra a Milano di Aleksej Blagovestnov. Trenta opere in mostra, sotto il titolo “Lo sguardo nutre l’anima”, che raccontano il vitale e sorprendente percorso di un grande artista internazionale. Per la loro fantasia, l’associazione di idee, la ricchezza dei dettagli e i riferimenti che contengono, le sculture di Blagovestnov provocano una forte emozione. Ad un primo colpo d’occhio si ha la sensazione che le statue, le croci, le mani e le teste che – in questa mostra – affollano gli spazi dell’Associazione Italia Russia, ci siano da sempre. Uno spazio contemporaneo che accoglie statue in gesso la cui presenza silenziosa e maestosa al contempo si fonde, senza segni di interferenza e rottura, con lo spazio circostante, con le ampie e gremite scaffalature della Biblioteca e dell’archivio. Libri e statue dialogano e alimentano un senso di compiutezza, nutrono lo sguardo, la mente e lo spirito. Ed è solo osservando da vicino le opere che la ricchezza e la precisione dei dettagli – cifra stilistica imprescindibile  nei lavori di Blagovestnov – si svelano all’occhio del visitatore come le parole, guardate da vicino, sulle pagine di un libro. La mostra invita il visitatore a muoversi liberamente  tra le opere distribuite in tutti gli spazi dell’Associazione senza un percorso predefinito e permette di iniziare la visita da qualsiasi punto.(red)

MILANO: BOEZEM, A VOLO D’UCCELLO 

 La Galleria Fumagalli di Milano presenta, fino al 5 aprile, la prima personale in Italia dal 1978 dell’artista olandese MarinusBoezem (Leerdam, 1984), riconosciuto sin dagli anni Sessanta per le sue opere di Land art, di arte ambientale, di arte concettuale e di process art. Il progetto dal titolo “Bird’s-eyeview di MarinusBoeze”, propone un’ampia installazione site-specific realizzata con semi di mangime per volatili. La materia organica, nutrimento animale ed evocatrice del ciclo naturale della vita, disegna sul pavimento della galleria lo spazio fisico e concettuale della pianta della Basilica di San Francesco ad Assisi. Grazie anche ai rami d’albero posti alle pareti, l’intervento installativo trasforma il contenitore architettonico in un luogo di suggestioni in cui le categorie di esterno e interno, cultura e natura, storia e memoria, realtà e poesia, richiedono d’essere riformulate. Oltre all’installazione Bird’s-eyeview (2019), nella sala adiacente sono presentati il video che documenta un intervento analogo realizzato dall’artista in Olanda sul tetto del suo studio a Middelburg, e una selezione di lavori che testimoniano come, nel corso della sua carriera e da prospettive differenti, Boezem ha affrontato i temi evocati nel nuovo progetto Bird’s-eyeview. Nella sua poetica l’artista invita il visitatore a riflettere sul ruolo che può avere oggi l’opera d’arte nel rifondare lo spazio e il tempo della condivisione del sapere, ponendo l’attenzione sulla responsabilità che il singolo individuo ha nel ripensare il concetto di comunità e gli strumenti che la costituiscono, in un mondo globale e virtuale. (red)

CORTINA D’AMPEZZO: ANDY WARHOL SUPERSTAR

Al Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina, fino al 22 aprile, oltre 100 opere di Andy Warhol raccontano la storia del più pungente interprete della società di massa e del consumismo, illuminante sociologo dell’America Anni ‘60: Andy Warhol Superstar. Andrew Warhol Jr è stato non solo il più acuminato interprete della società di massa e del consumismo, folgorante sociologo dell’America Anni ‘60, ma è stato anche colui che ha saputo trasformare in arte i feticci dell’immaginario collettivo americano, anticipando l’instaurarsi del potere dei mass media. Andy Warhol fotografo, regista, designer e illustratore, padre della Pop Art che ha trasformato in icone la Coca Cola, Elvis Presley, la Campbell’sSoup, Liz Taylor e Marilyn Monroe, il biglietto del dollaro e Jackie Kennedy. Andy Warhol Superstar una definizione che appare scontata e che rimanda alla figura dell’artista simbolo di una New York edonista e scatenata, che diventò punto di riferimento di grandi attori e attrici, rock star, stilisti e persino politici. La mostra con 140 opere racconta tutto il suo percorso professionale presentandone i capolavori di ogni periodo: partendo dalla coloratissima Liz (1964), passando per i dipinti dei francobolli, come S&H Green Stamps (1965), fatti con stampini ripetuti e più e più volte sulla carta arrivando all’immancabile Marilyn – tra le quali in mostra quelle del 1967, del 1970 e del 1985. E ancora, cinque splendide Cow (dal 1966 al 1978) accanto ad altre super icone: le Brillo Box e i primi Flowers (1964), esposte a suo tempo nella prestigiosa galleria di Leo Castelli come se fossero sgargianti carte da parati. E anche la serie Ladies and Gentlemen (1975), la serigrafia dell’intramontabile Brillo Box (1970), i Flowers (1970 e 1974), i Mao (1972 e del 1974), con i quali Warhol inaugura una nuova pittura meno neutrale e più gestuale senza dimenticare le Campbell’sSoup (1968/69), il Mick Jagger (1975) donato e dedicato da Andy Warhol all’attrice Dalila Di Lazzaro e i Camouflage del 1987. Warhol moriva in quell’anno, dopo essere scampato miracolosamente alla nera signora nel 1968 quando una pazza gli spara al ventre. Il percorso della mostra che si avvia negli anni Cinquanta, quando Warhol debutta nella commercial art e lavora come illustratore per riviste prestigiose (da Harper’s Bazar al sofisticato New Yorker) e come disegnatore pubblicitario vuole raccontare l’incredibile vita di un uomo, personaggio e artista, che ha cambiato i connotati del mondo dell’arte ma anche della musica, del cinema e della moda, che ha stravolto radicalmente qualunque definizione estetica precedente. I suoi 5 minuti di celebrità continuano ancora. Con il Patrocinio della Regione Veneto e Provincia di Belluno, del Comune di Cortina d’Ampezzo e Campionati del Mondo di Sci Alpino Cortina d’Ampezzo 2021, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ed Eugenio Falcioni, in collaborazione con Art Motors, ed è curata da Gian Camillo Custoza. (red)

 BOLOGNA: I 50 ANNI DI STURMTRUPPEN

Nel magma ribollente del ’68, mentre l’onda della protesta antisistema, pacifista, rivoluzionaria attraversa il globo dall’America all’Europa all’Asia, seduto al tavolo di un’osteria Franco Bonvicini disegna la prima striscia di quello che diventerà l’esercito a fumetti più sgangherato e famoso del mondo, vincendo il premio di Paese Sera a Lucca come miglior esordiente. Allergico alle gerarchie e caustico nei confronti del potere in divisa lo era già dai tempi del militare, quando si faceva infliggere punizioni per incredibili irregolarità, come farsi trainare la 500 in panne da un carro armato, mentre con l’amico Francesco Guccini si scambiava missive su più nobili battaglie ingaggiate con giovani fanciulle. È dedicata al genio irriverente di Bonvi e ai 50 anni dei suoi soldaten la grande mostra Sturmtruppen 50 anni che GenusBononiae. Musei nella Città e Fondazione Carisbo in collaborazione con Eredi Bonvicini ospitano dal 7 dicembre al 7 aprile 2019 a Palazzo Fava. Un progetto che covava già da due anni nella mente della figlia Sofia, curatrice e progettista della mostra insieme a Claudio Varetto, che ha aperto gli archivi di Bonvi per disegnare un percorso espositivo di quasi 600 metri quadrati nel cuore di Bologna, patria artistica del grande fumettista, che a pochi passi, nell’adiacente via Rizzoli, ebbe il suo studio fino alla morte prematura, il 9 dicembre 1995. Oltre 250 le opere esposte, tutte provenienti dall’Archivio Bonvicini e in gran parte inedite: se il cuore della mostra è dedicato alle Sturmtruppen, non mancano gli excursus nella vastissima produzione artistica dell’autore, da quella seriale, con Cattivik e Nick Carter, a quella autoriale, per arrivare ad alcune opere pittoriche mai esposte e a quelle VM18 con Play Gulp, parodia erotica di tutto il mondo del fumetto.  Dalla ricostruzione dello studio, con materiali e strumenti che mostrano il processo creativo, un percorso non cronologico che evidenzia quanto ancora sia attuale il pensiero di un artista che ha profondamente influenzato la cultura pop italiana novecentesca: non solo un cartoonist, ma un artista completo, capace di suscitare l’entusiasmo del grande pubblico così come degli intellettuali, da Umberto Eco a Oreste del Buono. Fumetto corale abitato da una ridda di personaggi, i militari delle Sturmtruppen di Bonvi, dal soldaten semplice ai vari Sergenten, Capitanen, Generalen e Cuoken, fino al fiero alleaten Galeazzo Musolesi, unico personaggio dotato di identità, le Sturmtruppen diventano presto il fumetto antimilitarista per antonomasia, denunciando con spirito caustico la stupida bestialità della guerra. Ma nonostante l’ambientazione circoscritta nel tempo – la Seconda Guerra Mondiale – e nello spazio – le trincee germaniche in cui tutti si esprimono in un inconfondibile slang “tedeschese”, le Sturmtruppen diventano un affresco di umanità di ogni tempo, diventando archetipi nelle loro manie e solitudini, nelle loro paure e vizi. Chiusi in un universo claustrofobico, i personaggi di Bonvi si muovono sul confine delle macerie e della morte, con un nemico invisibile agli occhi ma echeggiante di fragorosi spari e cannonate, non perdendo mai l’occasione per ridicolizzare la meschinità del potere e per prendersi gioco, ora con spirito caustico ora con tenerezza, delle debolezze umane. (red)

PARMA: IL CENTENARIO DI LEONARDO RICCI

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma  e Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Leonardo Ricci (1918-2018) presentano “Leonardo Ricci architetto. I linguaggi della rappresentazione”, fino al 7 aprile, in occasione del centenario della nascita di Leonardo Ricci (1918-1994), e all’interno delle manifestazioni organizzate dal Comitato nazionale “Ricci100”. Ricci, architetto, pittore, scenografo, urbanista, docente, è stato un esponente della ‘scuola fiorentina’ guidata da Giovanni Michelucci. Il suo fare progettuale è legato ad una concezione ‘esistenziale’ dell’architettura, conferendo allo spazio – dinamico, continuo, asimmetrico – il primato assoluto. Lo spazio viene difatti modellato dagli ‘atti di vita’ di chi lo abita e solo in ultimo si concretizza in forma: da qui il rifiuto dell’architetto di forme prestabilite e dettate da un particolare ‘stile’. Lo CSAC conserva l’archivio di Leonardo Ricci, costituito da 923 materiali progettuali – 173 schizzi, 609 lucidi, 27 radex, 4 radex con interventi, 98 copie, 12 copie con interventi – e la mostra vuole essere un’occasione per indagare i differenti linguaggi di rappresentazione utilizzati dall’architetto e le invarianti progettuali, attraversando le principali fasi della sua ricerca in un arco temporale compreso tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Settanta del Novecento, passando dalle influenze organicistiche di matrice wrightiana negli anni Cinquanta a quelle di natura espressionista degli anni Sessanta. A partire dall’8 giugno, giornata del centenario dalla nascita di Leonardo Ricci, e per la durata di circa un anno, le istituzioni partecipanti si fanno promotori dello sviluppo di un piano di iniziative che possano convergere in un programma unitario legato alle celebrazioni del centenario. (red)

NAPOLI: IL MUSEO DI CAPODIMONTE SOTTO L’OCCHIO DI GOOGLE 

I dettagli delle pitture in gigapixel, le storie, le street view nel Bosco e il tour virtuale nelle sale oltre 536 opere d’arte del Museo e Real Bosco di Capodimonte online su Google Arts& Culture, grazie a una nuova collaborazione tra Google e il museo napoletano. Gli utenti possono ammirare la Flagellazione di Cristo di Caravaggio, la Danae di Tiziano, La parabola dei ciechi di Brueghel il Vecchio, La Madonna del divino amore di Raffaello e molti altri tesori del museo in pochi clic all’indirizzo https://artsandculture.google.com/partner/museo-e-real-bosco-di-capodimonte?hl=IT. Visitatori di tutto il mondo hanno ora accesso virtuale in ogni momento al Museo e Real Bosco di Capodimonte, una delle più importanti pinacoteche al mondo immersa nel grande polmone verde di Napoli. E ben 203 dipinti sono state fotografati con l’altissima tecnologia di Art Camera che permette di ingrandire anche il minimo dettaglio scoprendo particolari invisibili ad occhio nudo: la crettatura delle tele, la pennellata e si intravedono perfino disegni preparatori poi modificati nella stesura finale dei colori. Nell’opera El Soplón di El Greco, ad esempio, che ritrae il ragazzo che soffia sul tizzone accesso è possibile “entrare” nella pennellata che dà vita alla fiamma.  Sulla piattaforma di Google dedicata a Capodimonte, in primo piano il “Benvenuti a Capodimonte”: una street view con audioguida dall’entrata di Porta Grande, un tour nei viale e nel primo piano del Museo, a spasso tra la collezione Farnese. Il visitatore può scegliere, inoltre, 14 storie. (21 feb – red)

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