“‘Dove non siamo pronti, meglio non presentarci’ aveva detto nei giorni scorsi Luigi Di Maio pensando proprio al voto della Sardegna. ‘Quando perdiamo il candidato giusto come in questo caso, dovremmo avere il coraggio di lasciar perdere’, ha ripetuto nelle riunioni riservate delle ultime ore. Intravedendo il tracollo e la volata della Lega. Ma senza sospettare una cosa che in prospettiva fa ancora più male: e cioè che molti dei voti persi sull’isola vanno nel campo del centrosinistra”. Lo si legge in un articolo di retroscena di Repubblica in cui si analizzano le ragioni della sconfitta pentastellata nell’isola: “Cinque anni fa, Beppe Grillo non aveva concesso l’uso del simbolo agli attivisti dell’isola per le troppe divisioni interne. Un diniego che, secondo il capo politico, si sarebbe dovuto ripetere anche questa volta. Perché il vero candidato, Mario Puddu, già sindaco MSS di Assemini e vincitore delle prime ‘regionarie’ on line, era stato estromesso a causa di un rinvio a giudizio per abuso d’ufficio quasi fuori tempo massimo. Costringendo a una nuova votazione on line, quella che ha portato all’investitura di Francesco Desogus, e disseminando furia e scontento in gran parte dei candidati”. Ed ora, si aggiunge, i vertici M5s si concentrano “sulla ripartenza. Per sviare l’attenzione dalle inevitabili ripercussioni che il secondo tracollo in un voto regionale può avere sul governo e sui suoi equilibri. E per prendersi il tempo di scegliere i temi su cui battere, differenziandosi dalla Lega, nella campagna che a questo punto sarà decisiva: quella per le europee. L’arma di distrazione di massa è la riorganizzazione del Movimento, la sua trasformazione — di fatto — in partito, che sarà messa in votazione sulla piattaforma Rousseau già questa settimana. Non con una serie di votazioni distinte e centellinate, come deciso in un primo momento. Ma con un unico pacchetto ‘prendere o lasciare’: 20 delegati regionali che faranno da riferimento sui territori, occupandosi anche delle liste; la fine del limite dei due mandati nei comuni, anche per i sindaci; una organizzazione verticale divisa per temi con gruppi di lavoro che avranno un capo; infine, per dirla con uno di coloro che sta mettendo mano alla ‘struttura’, ‘persone scelte da Di Maio che avranno deleghe precise: sanità, esteri, ambiente, imprese e così via’. A volerla tradurre, una segreteria”. (25 feb – red)
