Roma, 1 mar – “Se due Regioni confinanti hanno diverse normative sull’inquinamento ambientale, le imprese tenderanno a spostarsi verso il territorio che consente emissioni più elevate. Quindi si crea un conflitto tra sviluppo e ambiente con il rischio di dumping ambientale, cioè che vinca in un certo senso chi tollera più inquinamento. Ma in un Paese così perdiamo tutti”. Così al Marrino il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ex generale di brigata del corpo dei Carabinieri forestali per il quale i vincoli europei “spesso sono norme a maglie larghe, che possono essere recepite nelle leggi nazionali in misura più o meno stringente. Se consentiamo alle singole Regioni di fissare loro i limiti si rischia la migrazione produttiva”. Quindi il suo è un no alla materia ambiente? “Niente affatto. Intanto non siamo di fronte a una sola materia, ma a cinque ampi settori: rifiuti, acqua, le valutazioni di impatto ambientale, la fauna selvatica e la difesa del suolo. Per ognuno di questi settori sono state chieste dalle tre Regioni decine di micro competenze, a volte simili, in altri casi diverse. E per ciascuna va verificata la ricaduta sull’ambiente e la compatibilità costituzionale. È un lavoro complesso ma quasi finito”. Qual è un esempio di richiesta incostituzionale? “La delega per la gestione del danno ambientale. Non può essere regionalizzata. Così come c’è un problema di rispetto delle norme comunitarie. Nel settore dei rifiuti il diritto europeo assegna agli Stati determinate competenze e non possiamo rischiare un’infrazione. Stiamo facendo un lavoro certosino”. Costa parla anche del piano Proteggltalia: “È una grande conquista e non lo dico con retorica ma da tecnico. Per la prima volta sono state organicate risorse di tutti i ministeri”. “Ci saranno fondi per l’emergenza ma soprattutto ci saranno fondi per la prevenzione, settore che tocca a me e che sarà strutturale perché solo facendo prevenzione si eviteranno le emergenze”. (red)