Milano, 5 mar – “Siamo italiani e dobbiamo portare per il mondo la nostra italianità”, dice Eros Ramazzotti parlando con Il Giorno – del “Vita Ce N’ è World Tour”. E il ragazzo nato ai bordi di periferia torna con uno spettacolo in bilico tra la stessa “Vita ce n’ è” e “Più bella cosa”, tra “Per il resto tutto bene” e “Musica è”, senza rinunciare all’ ambientalismo militante di filmati sulle emergenze del pianeta. Lo spettacolo portato al debutto all’ Olympiahalle di Monaco. «Già. È uno dei tour più lunghi che abbia mai progettato. Sono partito da Monaco perché con la Germania c’ è un rapporto consolidato. Ricordo ancora la volta in cui cantai “Terra promessa” allo zoo di Monaco di Baviera, vicino alle giraffe e ai leoni. Poi fui invitato a Rock Am Ring al Nurburgring, davanti a 90mila persone, e le cose cambiarono”. Le fa ancora impressione sentire cantare le sue canzoni dall’ altra part del mondo? «Sì, forse addirittura più di prima, perché il tempo passa e in questo momento c’ è tanta musica in giro, tanta concorrenza, e con il web chiunque può fare un disco e avere successo. Adesso è più difficile entrare nei cuori della gente, anche se poi una carriera lunga e un lavoro fatto bene portano a essere riconosciuti e apprezzati nel mondo». (BIG ITALY / Kgn)