In merito alla delibera Cipe sulla Autostrada del Brennero che permette di recuperare allo Stato i profitti fatti dalle autostrade durante il periodo di proroga della concessione, oggi si legge un botta e risposta, su Il Fatto, tra il ministro Dario Toninelli ed il giornalista Giorgio Ragazzi. “Tale regolamentazione, totalmente nuova e, se vogliamo, rivoluzionaria – scrive il ministro -, non solo consente allo Stato l’acquisizione di risorse altrimenti rimaste nella disponibilità delle società, ma rende non più profittevole l’indefinito allungamento della gestione da parte del concessionario scaduto. Tale disposizione risulta estendibile a tutte le società scadute, ivi incluso l’Ativa (Torino-Ivrea) e la Torino-Piacenza (A21) citate nell’articolo, nei cui confronti è in corso la regolazione dei rapporti economici. Con riferimento al completamento dell’Autostrada Asti-Cuneo, ricordo preliminarmente che il ricorso al finanziamento incrociato costituisce la modalità più celere per la prosecuzione dei lavori, e tenuto conto delle esigenze espresse dai rappresentanti del territorio. L’attuale esecutivo lavora per realizzare l’opera senza proroghe, senza esborsi per i cittadini e senza gravare sulle casse pubbliche, e a condizioni di massima convenienza per l’interesse pubblico. L’operazione prefigurata è infatti a costo zero per lo Stato: i 350 milioni di euro necessari non sono soldi pubblici, bensì deriverebbero da autofinanziamento del concessionario. La remunerazione prevista del 7% è inferiore alla proposta del precedente Governo approvata in sede UE ed in linea con i livelli di remunerazione stabiliti dall’Art per altre concessioni. Tale tasso è comunque parametrato al rischio imprenditoriale del concessionario e non è comparabile con i tassi di approvvigionamento della provvista finanziaria come erroneamente fatto dall’articolo”. “Faccio poi presente – prosegue il ministro – che il modello attualmente ipotizzato dal Mit per la Asti-Cuneo prevede l’applicazione della regolamentazione tariffaria Art a decorrere dal 2022, che potrà garantire una ulteriore riduzione dei livelli tariffari, della remunerazione e del valore di subentro per la Torino-Milano. É infine assolutamente privo di fondamento affermare che con il nuovo schema si proroga, di fatto, la concessione della Torino-Milano al gruppo Gavio. Il valore stimato dell’indennizzo da subentro, già attualmente limitato in relazione alla capacità di autofinanziamento della tratta, non determina alcuna limitazione alla partecipazione di terzi alla gara o, eventualmente, anche al subentro nella gestione da parte dello Stato”. “Bene la novità, ma perché non restituire le tratte allo Stato? Con elevati indennizzi di subentro legare diventano impossibili” la replica del giornalista. Per Giorgio Ragazzi resta “aperta la domanda sul perché, per le due concessioni scadute, la Torino-Piacenza e la Ativa, non viene presa in considerazione l’idea di ridarle allo Stato con una gestione in house. In relazione all’indennizzo da subentro per la Asti-Cuneo concesso al gruppo Gavio, è invece utile ricordare che un indennizzo molto elevato rende molto più difficile per altri concessionari, e per lo Stato, subentrare nella concessione. Resta poi un mistero il perché la maggioranza della Asti-Cuneo debba andare a un concessionario che apporta come capitale solo una piccola frazione di quanto speso dallo Stato o pagato dai pedaggisti della Torino-Milano”. (6 mar – red)
