Roma, 6 mar – Il decreto legge 78 del 2010 per il “rientro dei cervelli” permette agli scienziati italiani all’estero di tornare pagando l’Irpef solo sul 10% dello stipendio. Ma non è quello che accade nella vita reale. A raccontare le vicissitudini burocratiche di molti “cervelli di ritorno” è oggi La Repubblica. Alcune migliaia di scienziati, nel corso degli ultimi anni, hanno usufruito dell’opportunità. Ma nel 2017 l’Agenzia delle Entrate ha stabilito con una circolare interna e in modo retroattivo che all’agevolazione fiscale avevano diritto solo i ricercatori che si erano iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Quanti cervelli rientrati siano diventati evasori totali per l’Agenzia delle Entrate non è chiaro. Ma 13 giovani scienziati, fra quelli fulminati dalle lettere di ingiunzione, hanno scritto una lettera al viceministro dell’Università e della ricerca Lorenzo Fioramonti. “La legge sul rientro dei cervelli sta dunque ottenendo l’effetto opposto: chi può riscappa all’ estero” il commento del quotidiano. (Kgn)