Roma, 6 mar – “La nostra idea – spiega il capo della diplomazia italiana – è che le persone salvate in mare debbano essere sbarcate per ragioni umanitarie ma in zone franche, in aree che non fanno scattare immediatamente tutti gli obblighi di Dublino. Chiederemo che ci sia una sorta di pre-distribuzione tra gli Stati in maniera che più Stati europei possano condividere l’onere, su numeri piccoli ogni paese potrà più facilmente controllare, verificare e gestire. Su questo aspetto però non c’è consenso” avverte il ministro, sottolineando come siano questioni da affrontare a livello europeo anche il tema degli investimenti per la cooperazione allo sviluppo nei Paesi di partenza e transito (qui il governo ha ottenuto il potenziamento del fondo europeo per l’Africa e ha stanziato nella legge di bilancio 486,46 milioni) e gli accordi sui rimpatri, “anche perché se l’Ue prevede dei fondi di sostegno agli investimenti nei Paesi di partenza e di transito, questi fondi potrebbero essere condizionati al funzionamento del sistema dei rimpatri, diventando una leva che ne rende più efficace e più spedito il meccanismo”. (SEGUE)