La questione dei migranti è “secondo noi profondamente europea, e questo ‘secondo noi’ a leggere quanto scritto nelle conclusioni del Consiglio Ue del giugno 2018 – dove si parla di sforzo condiviso e di solidarietà – è condiviso dai 28 stati membri dell’Ue, ma tuttavia questo è rimasto prevalentemente sulla carta, perché la normativa adottata riguarda unicamente le norme comuni per la concessione del diritto d’asilo, il cosiddetto Regolamento di Dublino”. Lo afferma il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in audizione presso il Comitato Schengen. Secondo il responsabile della Farnesina “è ovvio e naturale che se ci sono situazioni di pericolo vanno salvate le persone, come dicono tutte le convenzioni vigenti da secoli e millenni, mentre la questione che si pone per lo sbarco e la successiva accoglienza diventa una questione europea, perché nella maggior parte dei casi le persone migranti non stanno cercando di arrivare nei Paesi rivieraschi del Mediterraneo ma una vita diversa e un rifugio in Europa”. Il ministro sottolinea inoltre come “il Regolamento di Dublino funziona su piccoli numeri, mentre con numeri massicci come accaduto durante i grandi flussi degli anni scorsi questo sistema finisce per porre a carico dei Paesi di primo arrivo degli oneri estremamente rilevanti”. Le falle sui controlli dei migranti legate al Regolamento di Dublino “possono mettere in crisi Schengen, creando situazioni diffuse di illegalità – aggiunge il ministro – Abbiamo fatto una proposta che stiamo portando avanti a livello europeo, talvolta in una situazione di condivisione con altri governi sotto il profilo dei principi ma poi quando si va alla fase operativa tutto finisce con il bloccarsi”.
“La nostra idea – spiega il capo della diplomazia italiana – è che le persone salvate in mare debbano essere sbarcate per ragioni umanitarie ma in zone franche, in aree che non fanno scattare immediatamente tutti gli obblighi di Dublino. Chiederemo che ci sia una sorta di pre-distribuzione tra gli Stati in maniera che più Stati europei possano condividere l’onere, su numeri piccoli ogni paese potrà più facilmente controllare, verificare e gestire. Su questo aspetto però non c’è consenso” avverte il ministro, sottolineando come siano questioni da affrontare a livello europeo anche il tema degli investimenti per la cooperazione allo sviluppo nei Paesi di partenza e transito (qui il governo ha ottenuto il potenziamento del fondo europeo per l’Africa e ha stanziato nella legge di bilancio 486,46 milioni) e gli accordi sui rimpatri, “anche perché se l’Ue prevede dei fondi di sostegno agli investimenti nei Paesi di partenza e di transito, questi fondi potrebbero essere condizionati al funzionamento del sistema dei rimpatri, diventando una leva che ne rende più efficace e più spedito il meccanismo”. (Roc – 6 mar)