Roma, 7 mar. – “Una falsa interpretazione della legge Controesodo da parte dell’Agenzia delle Entrate sta provocando la pretesa di ingiusti rimborsi erariali a danno di „cervelli” rientrati dall’estero. Bisogna porre rimedio in fretta perchè si tratta di un errore che rischia di provocare l’effetto esattamente inverso a ciò che la legge si proponeva”. Lo dichiarano i parlamentari Pd eletti in Europa Laura Garavini, Angela Schirò e Massimo Ungaro.”È di questi giorni la notizia che l’Agenzia delle Entrate sta richiedendo a ricercatori e docenti (rientrati in Italia in virtù delle agevolazioni previste dalla legge n. 78 del 2010) di rimborsare gli sconti fiscali di cui hanno beneficiato nel corso degli anni. Vengono richieste cifre anche ingenti adducendo come motivazione il fatto che non ne avrebbero avuto diritto in quanto non iscritti all’AIRE. Proprio perchè non iscritti all’AIRE sarebbero da considerarsi fiscalmente residenti in Italia anche se svolgevano all’estero attività di ricerca o docenza (e per quest’ultimo motivo non possono essere considerati lavoratori che trasferiscono dall’estero in Italia la loro residenza fiscale”). “Il problema – sottolineano gli esponenti del Pd – nasce da interpretazioni tardive e retroattive, fornite dall’Agenzia delle Entrate nel 2017 sulla legge Controesodo (del 2010) sul rientro dei ricercatori e dei docenti. (Tali interpretazioni si trovano nella Risoluzione n. 146 del 2017 e nella Circolare n. 17 del 2017). La legge non prevedeva espressamente il requisito dell’Iscrizione all’AIRE. Prevedeva semplicemente il fatto che gli interessati al beneficio dovessero essere stati residenti all’estero in maniera non occasionale”. (PO /SEGUE)
