Roma, 7 mar – Non parla di giustizia a orologeria ma “mi hanno sorpreso i tempi dell’arresto a opera della polizia giudiziaria, in coincidenza con la decisione dei 5 Stelle sull’autorizzazione a procedere contro Salvini”. Così Matteo Renzi, in una intervista al Corriere della Sera, torna sull’arresto dei genitori. E aggiunge: “Io ho fatto un discorso di grande compostezza e civiltà, davanti a un atto che giudico abnorme. Vedere i miei genitori privati della libertà personale, con tutto ciò che consegue in termini umani, personali, familiari, spirituali, è un dolore atroce. Vederli trasformati dal sistema dell’informazione nei due criminali più ricercati d’Italia è una cosa che non auguro al mio peggior nemico”. E si dice certo della loro innocenza: “Non a caso mio padre continua a firmare querele. I miei genitori sono innocenti finché una sentenza non dimostrerà il contrario. Fino a quando non ho fatto politica, su di loro non è uscito neanche un dubbio. E questa è una cosa che mi fa uscire di testa. Non riesco a dormire, e le assicuro che ho sempre dormito beatamente. Il sonno non me lo toglie l’analisi del voto o le correnti del Pd; me lo toglie l’idea di mia mamma privata della libertà personale per colpa mia. Da ex premier ripeto che ho fiducia nella giustizia. Da figlio sto vivendo il dolore più grande della mia vita; chiedo rispetto, penso che un ominicchio come il senatore Giarrusso si dovrebbe vergognare. Ne abbiamo parlato nella chat di famiglia, i miei mi hanno detto: questo è nulla rispetto a una malattia, a una morte improvvisa”. E conclude: “Da quando sono diventato sindaco, mio padre ha smesso di lavorare per strutture pubbliche. Da me non ha avuto nulla. Noi, a differenza della Lega, non abbiamo rubato 49 milioni di euro. A differenza della Casaleggio, non abbiamo incarichi da aziende pubbliche. Non ci sono conflitti di interesse; solo fango. Ci hanno costruito addosso un’immagine di arraffoni; ma se guardiamo i dati reali, dopo aver gestito il potere vero per tre anni, contro di noi non c’è nulla. Tempa rossa per un mese sui giornali e poi tutti archiviati. Giornalate per mesi su banca Etruria; l’archiviazione di papà Boschi finisce a pagina 42. Giornalate sugli appalti Consip; per mio padre la procura di Roma chiede l’archiviazione”. (red)
