Cina, Mongolia, Indonesia ed Etiopia. Questi i primi paesi a sospendere i voli dei Boeing 737 Max 8, a seguito dello schianto avvenuto ieri pochi chilometri dopo il decollo da Addis Abeba del volo della Ethiopian Airlines che ha ucciso 157 passeggeri. I provvedimenti si sono resi necessari a seguito della constatazione delle circostanze simili col disastro aereo dello scorso ottobre in Indonesia, riguardante lo stesso modello di velivolo e avvenuto sempre pochi minuti dopo il decollo, provocando la morte delle 189 persone a bordo. L’Ethiopian Airlines ha annunciato che è stato formato un comitato “per condurre le indagini”, ma le prime notizie, arrivate a seguito del ritrovamento della scatola nera, non darebbero esiti certi in relazione alle possibili cause. A riportarlo l’emittente di stato etiope, Fana, che avrebbe raccolto le dichiarazioni di un funzionario della compagnia aerea che desidera rimanere anonimo. La commissione europea fa sapere che valuterà i rischi legati al Boeing 737 e prenderà le dovute decisioni ma, per ora, non vengono sospesi i voli in programma. In Italia le primissime reazioni riguardano iniziative delle associazioni dei piloti e dei consumatori, che chiedono di sospendere tutte le partenze dei modelli Boeing 737. Intanto la procura di Roma apre un’inchiesta per chiarire le cause dell’incidente in cui hanno perso la vita 6 nostri connazionali e altri 3 volontari stranieri, impiegati a Roma nell’ambito delle Nazioni Unite. Le vittime erano professionisti e volontari impegnati nei più svariati rami della cooperazione internazionale: dai componenti della ong Africa Tremila (il medico Carlo Spini e sua moglie Gabriella Vigiani, e Matteo Ravasio, tesoriere della onlus), all’archeologo e assessore alla cultura della Regione Sicilia Sebastiano Tusa, impegnato in un progetto con l’Unesco; e ancora Paolo Dieci, residente a Roma, presidente della ong Cisp e di rete LinK 2007, un’associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni non governative italiane; Virginia Chimenti e Maria Pilar Buzzetti, funzionarie del World Food Programme dell’Onu; infine Rosemary Mumbi, Joana Toole, Djordje Vdovic, cittadini stranieri ma legati a Roma per motivi lavorativi sempre nell’ambito della Fao e del World Food Programme. Ad unirsi al cordoglio Il presidente del consiglio Giuseppe Conte: “Oggi è una giornata triste, vogliamo ricordare ancora le vittime della tragedia aerea avvenuta in Etiopia: ricordiamo tutte le vittime, ma c’erano ovviamente in particolare dei nostri connazionali, alcuni dei quali erano dediti nel loro lavoro a iniziative di solidarietà. Oggi il nostro Paese piange le nostre vittime”. Anche Papa Francesco esprime il proprio dolore, con un telegramma affidato al segretario di stato Pietro Parolin: “Sua Santità Papa Francesco prega per le vittime di varie nazionalità e raccomanda le loro anime alle grazie del Signore. Papa Francesco porge sentite condoglianze alle famiglie delle vittime, e invoca per chi piange queste tragiche perdite la benedizione divina forza e consolazione”.