“Il mio diario della crisi? Sapevo dall’inizio come sarebbe andata a finire. Bene”, “conoscevo, e ne ho avuto conferma, la lealtà, la coerenza e la capacità di Di Maio. Se uno tiene duro sulle proprie convinzioni, ma senza impuntarsi ideologicamente, le diversità si superano e si trova un compromesso. Sulla Tav questo è stato” e “Di Maio mai, e neanche per sogno, ha barattato la questione della Tav con il voto sulla Diciotti che ci sarà il 20 marzo in Senato. Ero tranquillo prima e sono tranquillo adesso su quel voto”. Lo afferma Matteo Salvini in un colloquio con Il Messaggero. E assicura: “La Tav andrà avanti, i bandi partono, ma non c’è soltanto la Tav, di cui comunque discuteremo, sulle modifiche e sulla revisione dei finanziamenti con La Francia e con la Ce, ma ci sono altri 300 cantieri da sbloccare. Conte, Di Maio e il sottoscritto siamo assolutamente d’accordo che l’Italia abbia bisogno di uno choc sulle infrastrutture. La discussione sulla Torino-Lione è stata molto utile. Perché tutti i colleghi di governo hanno capito che la Tav va inserita in un discorso più generale, che diventarla operativo già nei prossimi giorni. Approveremo in consiglio dei ministri un decreto urgente, per riavviare, da Nord a Sud, quei 300 cantieri fermi che rappresentano un Paese che non è quello dei cittadini ma era quello del Pd e di chi ha governato prima di noi. Un’Italia immobile. Noi le diamo una scossa”. E ancora: “Questa caricatura mediatica di un governo che sa soltanto litigare, e ogni istante è sull’orlo della crisi, fa ridere. In questi giorni, se davvero avessi scritto un diario, avrei appuntato: oggi mi viene da ridere per le stupidaggini che leggo sui giornali, e un altro giorno mi viene da arrabbiarmi. Ma vabbè, parliamo delle cose serie”. Cantieri? “Certo. L’immobilismo sulle opere pubbliche è un’emergenza nazionale da risolvere con particolare determinazione. Dobbiamo portare l’alta velocità in tutto il Mezzogiorno, fino alla Sicilia. E realizzare la Pedemontana, fare il Terzo valico, ingrandire l’aeroporto di Firenze e via così. A questo si aggiunge la riforma del codice degli appalti. Troppe lungaggini burocratiche inchiodano il Paese a tutto svantaggio dell’economia, del turismo, della libertà di movimento delle persone. Il nostro Paese ha bisogno di gente che costruisca e non che demolisca”. E conclude: “Abbiamo ancora molte cose da fare, e in un anno ne abbiamo fatte molte di più di chi ciò ha preceduto”, “se uno tiene il pezzo, ma senza arroccarsi, agendo in maniera elastica come tutti noi e anche Di Maio e Conte abbiamo agito sulla Tav, i risultati arrivano. L’alta velocità si farà non come la vuole Salvini, ma come verrà fuori da un confronto generale. Non bisogna immiserire tutto nel solito schema mediatico e finto di rottura e ricucitura. Anche basta, con questi cliché che non fanno bene all’Italia”.