Roma, 12 mar – Sfrecciare su due ruote non è più una prerogativa del mondo maschile. Infatti, come evidenziato da una ricerca condotta negli Stati Uniti dal Motorcycle Industry Council e pubblicata su Forbes, una donna su cinque è proprietaria di una moto e l’85% delle decisioni d’acquisto è influenzata dal genere femminile, dato in netto rialzo rispetto al passato. Ma cosa le spinge a lanciarsi in questa nuova avventura? Secondo un sondaggio pubblicato su Los Angeles Times, sono soprattutto il senso di libertà, la voglia di indipendenza e la ricerca di un benessere psicofisico le motivazioni che portano molte donne a diventare biker: il 37% delle intervistate ha ammesso di sentirsi più felice e sicura di sé in sella a una moto, e il 74% ha ammesso che la propria vita è migliorata dopo aver iniziato a viaggiare su due ruote. Ma non è tutto, perché il 60% delle motocicliste ha evidenziato un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche, spesso danneggiate da stress quotidiano e ansia, ed il 50% una maggiore stabilità con il proprio partner. Il boom di centaure è esploso in America dove rappresentano il 19% del totale dei motociclisti, e si è esteso in Italia, dove, nella sola città di Milano, le donne appassionate al mondo delle due ruote sono aumentate del 32,4% negli ultimi 5 anni. Ma a quando risale il connubio donna e motori? La pioniera delle donne motocicliste fu Vittorina Sambri, che negli anni ’20 sfidò i suoi colleghi a bordo di una monocilindrica. Sono state numerose le biker che hanno seguito il suo esempio e hanno lasciato una grande impronta nel mondo motociclistico: da Gina Bovaird, prima e unica donna a correre nella classe 500 del Motomondiale, a Beryl Swain, che nel 1962 gareggiò in sella a un Itom 50 al Tourist Trophy, fino ad arrivare a Kiara Fontanesi, sei volte campionessa mondiale di motocross, e Ana Carrasco, giovane pilota spagnola che all’età di soli 21 anni ha vinto l’alloro nella classe Supersport 300. (PO / SEGUE)