Roma, 13 mar – Con circa 12.000 documenti già catalogati e immessi nel sistema di fruizione e altrettanto materiale già acquisito ma ancora da catalogare, la Rete degli Archivi Sonori si configura come una delle più rilevanti iniziative realizzate in Italia nell’ambito della valorizzazione dei patrimoni immateriali dopo la ratifica della relativa Convenzione UNESCO da parte del nostro Parlamento. Un’iniziativa che trova ora la sua consacrazione con l’inaugurazione di una sede nazionale dove i diversi dati documentari (sonori, audiovisivi e fotografici) potranno essere consultati su una teca unitaria, e non più solo su base regionale, e dove si spera di proseguire con rinnovato slancio il cammino intrapreso. La collocazione nelle sale della Biblioteca Nazionale, peraltro, rende piena giustizia a questi patrimoni che riguardano una componente significativa della cultura nazionale, ben oltre l’ambito delle musiche di tradizione orale. Scorrendo fondi e raccolte, ci si imbatte infatti nelle ricerche di antropologi come Ernesto De Martino, Annabella Rossi e Aurora Milillo, di artisti e musicisti come Roberto De Simone, Giovanna Marini, Matteo Salvatore e Otello Profazio, di registi come Luigi Di Gianni, Alberto Negrin e Lino Del Fra, di uomini di teatro come Eugenio Barba e Annibale Ruccello, di fotografi come Alberto Pinna e Marialba Russo nonché, ovviamente, di gran parte dell’etnomusicologia italiana, da Roberto Leydi a Nicola Scaldaferri, oltre che di numerosissimi ricercatori privati come Giovanni Rinaldi, Dario Toccaceli e Valentino Paparelli, per menzionare gli autori dei fondi più estesi. (PO / SEGUE)