Roma, 15 mar – Nell’ era della Brexit e dei muri, la risposta arriva dai giovani e quelli piemontesi hanno sempre più voglia di oltrepassare i confini e conoscere nuove realtà, anche vincendo la paura di uscire dal proprio habitat. Lo dicono i numeri: le domande di mobilità Erasmus presentate dagli studenti – si legge nell’edizione torinese di Repubblica – sono raddoppiate negli ultimi 5 anni, superando la soglia delle 3.220 nell’ anno accademico 2018-19 con 1.410 partenze, mentre nel 2013 erano 1705 gli aspiranti Erasmus e 879 le valigie effettivamente preparate. La fotografia dei trent’ anni in cui “Unito” ha partecipato agli Scambi Erasmus, che emerge dallo studio del Dipartimento di Psicologia e realizzato con il sostegno della Consulta regionale dei Giovani e della consulta europea del consiglio regionale, mostra anche che in media circa il 35 per cento delle borse non viene assegnato per rinunce personali, per timori e contrattempi o per mancanza di criteri. “L’ Erasmus non è solo studiare ma formare la propria personalità: come dicono gli studi chi ha avuto un’ esperienza all’ estero si laurea più in fretta e con voti più alti, trova posto di lavoro velocemente ed è più probabile che faccia carriera ma bisogna ancora combattere le resistenze perché molti non vogliono abbandonare quel che è noto”, spiega Umberto Morelli, coordinatore istituzionale del Programma Erasmus e presidente della Commissione di Ateneo per la mobilità internazionale, titolare della cattedra Jean Monnet. (red)