Roma, 19 mar – “Provo un irrimediabile senso di colpa per la morte in battaglia, a fianco dei curdi, di un giovane fiorentino, Lorenzo Orsetti. Leone da tastiera, il mio corpo non serve più a niente, e da molti anni, in battaglia. Ho scritto quel che sentivo e dovevo nel tempo, mi sono sentito oltraggiato dal tradimento che Trump ha imposto agli americani e dalle trame oscene di una delle regioni più disperate del mondo tra Assad e Erdogan e l’Iran e al Qaida. Ho letto tutto quello che Sofri e Raineri hanno scritto da li, dalla casa dei curdi, e altro. Ma ora grazie a un tipaccio eccezionale e al suo magnifico testamento militare, come quando Fabrizio Quattrocchi mostrò ai suoi decapitatori iracheni come muore un italiano, i curdi ci entrano loro in casa nel segno del dolore che costa la vittoria”: Così Giuliano Ferrara sul Foglio. “La copertura aerea, avvertiva Lorenzo, non era più quella d’un tempo – prosegue -. Ma con sobrietà più che letteraria, con un tratto mitico e omerico, aveva aggiunto che qualunque cosa dovesse succedere, in qualunque imboscata potesse finire la sua vita, il bilancio era buono e moriva con il sorriso sulle labbra: ‘Forse’, aveva aggiunto con un ritegno che è segno di vero eroismo. I martiri dell’ultima trincea hanno qualcosa di speciale per tutti noi che siamo della razza di chi rimane a terra. A pochi giorni dalla liberazione di Roma Eugenio Colorni fu colpito e ammazzato dagli occupanti nazisti. Eugenio Curiel fu ammazzato dalle Brigate Nere a Piazzale Baracca, Milano, alla vigilia della liberazione della città. Sono due medaglie d’oro della Resistenza. Che ce ne sia una terza, nell’ultima trincea, mi sembra inutile ma dovuto”. (red)