Bruxelles, 20 mar – Le pratiche di Google costituiscono un abuso della posizione
dominante nel mercato dell’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca
che impediscono la concorrenza basata sul merito.
Detenere una posizione dominante non è di per sé illegale ai sensi delle norme
antitrust dell’UE. Tuttavia, le imprese dominanti hanno la particolare
responsabilità di non abusare di tale potere limitando la concorrenza nel mercato
in cui sono dominanti o in mercati distinti.La decisione odierna conclude che
Google detiene una posizione dominante nel mercato dell’intermediazione
pubblicitaria nei motori di ricerca nel SEE almeno dal 2006. Ciò dipende in
particolare sulle quote di mercato molto elevate detenute da Google, che sono
state superiori all’85 % per la maggior parte del periodo. Il mercato è inoltre
caratterizzato da notevoli ostacoli all’accesso, tra cui gli ingenti investimenti
iniziali e continui necessari per sviluppare e mantenere una tecnologia di
ricerca generica, una piattaforma di pubblicità collegata alle ricerche e un
portafoglio sufficientemente ampio sia di publisher che di inserzionisti. Sulla
base di molteplici prove, la Commissione ha riscontrato che la condotta di Google
ha danneggiato la concorrenza e i consumatori e soffocato l’innovazione. I
concorrenti di Google non sono stati in grado di crescere e di offrire servizi di
intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca alternativi a quelli di
Google. Di conseguenza, i proprietari di siti web disponevano di opzioni limitate
per monetizzare gli spazi sui siti web e sono stati costretti ad affidarsi quasi
esclusivamente a Google. Google non ha dimostrato che le clausole creassero
efficienze tali da giustificarne le pratiche. (PO /Com)