Roma, 22 mar – Nel 2017 le coste monitorate ai fini della qualità delle acque di balneazione sono oltre due terzi (67,8%) della linea litoranea italiana (superiore a 9.000 km). Il restante 32,2% è soggetto a divieto permanente perché interessa zone destinate a specifiche attività che ne escludono la balneabilità oppure presenta rischi di sicurezza per motivi igienico-sanitari (Figura 6).
In tutte le regioni, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia in cui le aree di balneazione marino-costiere interessano il 42,2% della costa totale regionale, più della metà della linea litoranea è monitorata. L’incidenza è massima in Basilicata (90,8%) e minima in Sicilia (57,8%). Rispetto all’anno precedente le variazioni maggiori si registrano in Sicilia, dove si rileva una diminuzione pari a 0,6 punti percentuali di costa soggetta alla Direttiva “Balneazione”. Questo decremento è dovuto principalmente alla chiusura di tratti di costa con presenza di foci o prossimi a torrenti, in ottemperanza alle normative vigenti. In Molise, invece, la riperimetrazione delle acque di balneazione per la stagione balneare 2015 ha prodotto una forte differenza del valore degli ultimi anni rispetto ai precedenti. (red)