Bergamo, 25 mar – Con 52 mila emigranti all’ estero, l’Ente Bergamaschi nel mondo è la prima associazione di emigrazione della Lombardia. “Che si tratti di muratori o imprenditori espatriati quarant’ anni fa in Svizzera oppure di neolaureati appena atterrati a Londra piuttosto che in Cina, il senso di appartenenza alla nostra terra, alle sue tradizioni e cultura, è identico e fortissimo” scrive L’Eco di Bergamo. “Ai festeggiamenti per il 50° del Circolo di Ginevra – racconta il presidente dell’Ente, Carlo Personeni -, il presidente Stefano Lazzaroni mi ha chiesto: ‘Mi porti le bandiere della Provincia e del Comune di Bergamo?’. Ciò dimostra l’attaccamento e l’ attenzione alla Patria, alle origini”. Richieste che stimolano l’impegno dell’ associazione – finanziata da Camera di Commercio, Ubibanca, Istituti Educativi e Bim – a “mantenere i collegamenti con i nostri emigranti” che “sono i migliori ambasciatori di Bergamo e dell’Italia all’estero , perché possono reclamizzare il nostro patrimonio culturale, i nostri laghi, impianti sciistici, negozi e attività. E quando tornano qui spendono, portano reddito. Ma succede che se un emigrante ha qui un patrimonio immobiliare e su questo patrimonio deve pagare Imu, Tari e acqua per intero, quando invece torna soltanto una settimana all’ anno, allora lo vende. Ciò porta al fatto che i suoi figli, la generazione futura, perdano il legame col loro passato”. Una decisione che spetta ai sindaci, quella di applicare riduzioni alle tariffe per gli emigranti, “ma devono esserci anche gli elementi normativi di base dati dal governo che autorizzi ad applicarle”. Tema di cui al Senato se ne stava occupando il Comitato per le questioni degli italiani all’ estero, di cui era segretario il senatore Paolo Arrigoni di Calolziocorte, “ma con la nuova legislatura non è stato ancora nominato. Temiamo che l’Italia si dimentichi dei suoi emigranti; nel Dopoguerra hanno tenuto in piedi il Paese e anche oggi con le pensioni portano reddito, non vanno abbandonati”. (red)