Beira, 25 marzo – “L’ospedale centrale di Beira, di 800 posti letto, funziona come un centro sanitario, tutta l’attività chirurgica e ortopedica è paralizzata. È possibile realizzare solo il cesareo, in una stanza di emergenza trasformata in sala operatoria. Bisogna fare presto”. E’ l’appello lanciato da Giovanni Putoto, responsabile della programmazione dell’ONG Medici con l’Africa Cuamm, confermando la situazione di grave emergenza in Mozambico, colpito dal ciclone Idai. “Nell’area di Beira – si legge in una nota dell’ONG – sono quasi 800.000 le persone colpite dal ciclone Idai che si è abbattuto sulla città il 14 marzo scorso. Sono in cerca di rifugio, bisognose di acqua, cibo e assistenza sanitaria, mentre si manifestano i primi segni di epidemie di diarrea. Secondo le stime delle Nazioni Unite 74.600 sono donne incinte che dovranno partorire da qui ai prossimi mesi, con l’ospedale centrale e la rete delle strutture sanitarie completamente fuori uso”. “Sono arrivato da un giorno a Beira in Mozambico, la città colpita dal ciclone Idai – continua Putoto – Al momento sono oltre 40 i centri di raccolta degli sfollati concentrati nella città di Beira, per oltre 40.000 persone. Altri 33 centri si trovano tra Dondo e Nhamatanda, che sono i distretti vicini. Si tratta di persone sfollate prive di tutto. Molte di queste sono ancora disperse all’interno, per recuperare queste persone sono necessari mezzi di trasporto come l’elicottero. Il cibo e l’acqua sono i bisogni più acuti, drammatici. La tensione sociale è molto alta, sono stati assaliti magazzini e negozi. L’impatto del ciclone sulle strutture è stato devastante. Tantissimi edifici, case, uffici, ambulatori, scuole, chiese, magazzini, palazzi, sono senza tetto. C’è una corsa inverosimile a darsi un minimo di riparo e la gente si aiuta da sola grazie ai legami di parentela e amicizia”. (BIG ITALY / SEGUE)